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Economia e Finanza

FINANZA/ 1. Una "bacchettata" alla Merkel torna a far sperare l’Italia

Il summit del Fondo monetario internazionale di Tokyo, spiega CARLO PELANDA, si è chiuso con un’accusa contro il rigore dell’Eurozona imposto dalla Germania

Angela Merkel (InfoPhoto)Angela Merkel (InfoPhoto)

I risultati del summit del Fondo monetario internazionale di Tokyo possono essere sintetizzati in quattro punti: (a) la crescita globale resterà ancora in contrazione per buona parte del 2013; (b) la ripresa globale sarà poca e lenta a causa dei problemi nelle locomotive europea e americana; (b) i programmi di austerità nell’Eurozona sono controproducenti perché, deprimendo in modo eccessivo la crescita, riducono il gettito fiscale che serve per pareggiare i bilanci e quindi aumentano i debiti nazionali; (c) per questo motivo l’Eurozona è imputata da tutto il mondo di essere la causa principale sia della recessione globale, sia dell’instabilità finanziaria; (d) il Fmi, nella sua missione statutaria di garantire la stabilità economica mondiale, ha raccomandato una serie di misure, per lo più indirizzate verso l’Europa, per correggere gli eccessi di austerità e irrobustire la ripresa, individuando nel summit della prossima primavera una data ravvicinata per valutarne gli effetti.

In sintesi, l’Eurozona è stata imputata di attentato alla stabilità mondiale e il Fmi, a nome del resto del pianeta, farà di tutto per far cambiare politica ai suoi governi. Ciò è stato comunicato in modo diplomatico, ma è la sostanza. Tale posizione, già espressa meno pubblicamente dall’estate scorsa, ha indotto il passaggio repentino della Merkel, e del governo tedesco, da una posizione di assoluto rigore a una più lasca per schivare l’imputazione.

Tale inversione ha permesso alla Bce di annunciare la garanzia illimitata, fino ad allora ostacolata dalla Germania, degli eurodebiti in sofferenza per almeno attutire questo aspetto delle tendenza depressiva in Europa. Ma non è bastato. Ora la pressione del Fmi, probabilmente, forzerà Berlino ad accettare di dare più tempo e aiuti alla stremata Grecia, e al Portogallo, nonché alla Spagna, per evitare una loro crisi di insolvenza che contagerebbe il pianeta. Ed è anche probabile, nonché già visibile, che vi sarà un ammorbidimento dei requisiti e dei tempi per ottenere il pareggio di bilancio come imposto dal trattato Fiscal Compact (convergenza fiscale).


COMMENTI
17/10/2012 - Il FMI può dire quello che vuole (Moeller Martin)

Quelli del FMI possono ragliare quanto vogliono, non sono loro a governare in Europa. Non è una novità che l'Europa e la BCE hanno scelto da tempo una strada diversa per non dire opposta a quella sponsorizzata dal FMI e dagli USA. Ma non è per nulla isolata, bensì in buona compagnia con Cina, India e probabilmente Russia. In sintesi questi paesi basano la loro crescita sugli scambi commerciali e non su uno sviluppo drogato da finanza allegra contraendo debiti per alimentare una crescita ecconomica. L'avversione a tali politiche deriva dal fatto che finiscono per essere molto egoiste non concedendo spazi a baneficio di altri. Con il passare del tempo il divario con gli USA aumenta e più questi sprofondano nel loro pantano di alta crescita del debito e bassa crescita economica, più diventano vementi gli attacchi all'Europa, alla Cina ed agli altri attori globali, come ora a Tokyo ma già all'ultimo G20. Ma di certo questi attacchi non faranno cambiare linea alla Merkel, persona che di certo non teme critiche o l'isolamento. Oltretutto, i dati economici della Germania non sono quelli dell'ecconomia globale: la crescita non è mai scivolata in negativo e per il 2013 l'OCSE ha stimato un +0,9%, dati che saranno nettamente superati in quanto le stime OCSE sono basate su proiezioni lineari che non tengono conto della reale competitività dei singoli paesi.