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FINANZA/ 2. Così le grandi banche han fatto miliardi con lo spread

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Chiarito il meccanismo, quattro domande sono centrali per comprendere quel che sta avvenendo. La prima: è lo spread (e quindi le quotazioni del mercato obbligazionario) a condizionare il prezzo dei Cds o viceversa? I Cds sono titoli derivati e la parola “derivato” sta a indicare nel gergo finanziario che il prezzo del titolo deriva, consegue dal prezzo del sottostante. Sarebbe quindi naturale aspettarsi che siano i Cds a essere influenzati dai bond e non il contrario. Tuttavia, alcuni recenti studi, contraddicendo questa consolidata convinzione, mostrano che maggiori sono le tensioni sui mercati, maggiore è l’impatto che i Cds hanno sul comparto obbligazionario e che le recenti grosse oscillazioni nei prezzi dei Cds hanno amplificato il panico nell’Eurozona, causando - tra l’altro - anche la febbre dello spread.

La seconda: quando pensiamo al mercato, ci figuriamo un sistema di prezzi concorrenziale che scaturisce dall’incontro della domanda e dell’offerta di una moltitudine di operatori con interessi, strategie e obiettivi diversi. Questa idealizzazione vale anche per i Cds? Proprio perché si tratta di un mercato non regolamentato, la risposta non è banale, perché i dati sono riportati su base volontaria dalle istituzioni finanziarie aderenti ai vari organismi di controllo (essenzialmente Banca per i regolamenti internazionali, Office of the Comptroller of the Currency e The Depository Trust & Clearing Corporation).

Tuttavia, si può affermare che la parte del leone la fanno grandi banche e fondi, per lo più anglosassoni. In particolare, a fine 2011 la Bank for International Settlments stimava in 28.633 miliardi di dollari il nozionale in Cds; oltre il 51% (14.628 miliardi) era gestito, secondo l'Office of the Comptroller of the Currency, da appena cinque banche: JPMorgan, Bank of America, Citibank, Goldman Sachs e Hsbc Bank Usa. Se si tiene conto che gran parte del restante 48% fa capo a un pugno di banche europee e asiatiche, più che di mercato concorrenziale, sarebbe opportuno parlare di oligopolio e il sospetto che siano davvero in pochi a incidere sul prezzo è più che lecito.

La terza domanda: quanto pesano i Cds nudi scritti sul nostro debito sovrano? Anche in questo caso è difficile rispondere, ma un indizio ce lo fornisce il dato diffuso quotidianamente dalla Depository Trust & Clearing Corporation: per l’Italia, il rapporto tra quanto verrebbe effettivamente liquidato ai compratori di Cds in caso di default e il nozionale lordo (cioè la protezione acquistata o venduta, utilizzata per calcolare i premi periodici) è inferiore al 6%. Per capirsi, è come se assicuraste contro il furto la vostra auto per ricevere dall’assicurazione, nel caso venga rubata, il 6% del suo valore. Non funziona.


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COMMENTI
15/10/2012 - Una bella notizia (Giuseppe Crippa)

Lei comunque, professor Bianchi, ci ha dato una bella notizia: le maggiori istituzioni finanziarie mondiali (private) non credono per nulla nella possibilità di fallimento degli Stati – nel nostro caso dell’Italia! Qualcuno de Il Sussidiario per cortesia avverta Bottarelli…