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FINANZA/ 2. Così le grandi banche han fatto miliardi con lo spread

Pubblicazione:lunedì 15 ottobre 2012

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Ciò suggerisce due conclusioni: la prima è che un’enorme quantità di Cds è nuda, cioè i relativi compratori non sono realmente esposti sul debito italiano, ma - incoraggiati dal quotidiano rilancio dei timori di fallimento dei Piigs - speculano su questa possibilità; la seconda è che chi vende protezione è il primo a non credere al default, ma ha tutto l’interesse a far sì che i compratori ci credano, perché in questo modo crescono i premi che incassa. Come se non bastasse, l’organismo che ha il potere di decidere se dichiarare o meno il default, obbligando i venditori di Cds a pagare gli importi assicurati, è la International Swaps & Derivatives Association, al comando della quale siedono - tra gli altri - esponenti di spicco della Morgan Stanley, di Bank of America, JP Morgan, Citigroup, Goldman Sachs, Hsbc, Deutsche Bank, Credit Suisse e Bnp Paribas. Un enorme conflitto di interessi: chi vende Cds, cioè chi ci rimetterebbe in caso di default, è anche chi decide se il default si verificherà o meno.

La quarta domanda scaturisce da una premessa. Che i Cds nudi stiano giocando un ruolo importante nel rischio Paese percepito dai mercati nei confronti dei Piigs è desumibile anche dal fatto che il Parlamento europeo ha decretato la sospensione del loro trading a partire dal prossimo novembre. C’è da chiedersi quale sarà l’efficacia di questo provvedimento, visto che i maggiori players del mercato dei Cds sono banche e istituzioni finanziarie non soggette alle regole dell’Ue o in grado di eluderle facilmente.

Il quadro non è quindi incoraggiante e la sensazione è che qualcuno stia tenendo artificiosamente alta la temperatura del (presunto) default per un duplice obiettivo: oltre alle finalità speculative, potrebbe non essere trascurabile l’oggettivo beneficio che la pressione sull’area euro sta apportando al finanziamento del debito Usa. Se l’Europa va male, i titoli statunitensi diventano più appetibili per chi cerca rassicurazioni. Parola di George P. Schultz, già Ministro del Tesoro ed ex Segretario di Stato Usa.



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COMMENTI
15/10/2012 - Una bella notizia (Giuseppe Crippa)

Lei comunque, professor Bianchi, ci ha dato una bella notizia: le maggiori istituzioni finanziarie mondiali (private) non credono per nulla nella possibilità di fallimento degli Stati – nel nostro caso dell’Italia! Qualcuno de Il Sussidiario per cortesia avverta Bottarelli…