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Economia e Finanza

FINANZA/ 2. Così le grandi banche han fatto miliardi con lo spread

Alla febbre dello spread ha contribuito l’incremento del prezzo dei Credit default swaps. SERGIO BIANCHI ci spiega come questo sia potuto avvenire e quali conseguenze ha portato  

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Del differenziale tra il Btp e il Bund decennali sappiamo tutto, o quasi: che allo spread non piaceva il governo Berlusconi (ben oltre quota 500 punti base lo scorso novembre), che l’indicatore ha invece plaudito al governo Monti, almeno per i primi tempi (tra 278 e 330 punti base a marzo), che si è addirittura galvanizzato alle parole di Mario Draghi, al punto da apprezzare perfino le indiscrezioni che le hanno precedute (dai 450 punti base di fine agosto ai 354 del 7 settembre, giorno seguente l’annuncio di acquisto dei titoli sovrani da parte della Bce).

Sappiamo tutto, ma non quello che realmente importa. E cioè che nei periodi di particolare volatilità dei mercati il price discovery, vale a dire il meccanismo di formazione del prezzo (o del differenziale, nel nostro caso), può essere fortemente condizionato dalla quotazione del più diffuso dei derivati creditizi, il Credit Default Swap (Cds), scambiato in mercati non regolamentati e quindi sostanzialmente sottratto al controllo delle authorities e delle banche centrali. Guardare allo spread e non a quanto avviene sul mercato dei Cds è come guardare il dito quando questo indica la luna.

Nato con finalità di copertura, il Cds è una sorta di polizza che, dietro il pagamento periodico di un premio, assicura al compratore un importo convenuto se l’emittente del titolo oggetto del contratto fallisce. Esemplificando, se ho in portafoglio dieci milioni di dollari in Bot o Btp e temo il default dello Stato italiano, posso comprare un Cds e assicurare i dieci milioni o, ciò che comunemente avviene, una loro frazione. In caso di fallimento dello Stato italiano, chi ha venduto il Cds - tipicamente una grossa banca - mi corrisponderà l’importo assicurato. Maggiore è la probabilità che si verifichi il default del titolo, più alto sarà il premio che il compratore è tenuto a corrispondere periodicamente al venditore.

Il problema è che nel tempo da strumenti di copertura, i Cds sono diventati per lo più strumenti speculativi. Ciò significa che le regole del mercato consentono l’acquisto di quelli che tecnicamente sono chiamati Cds nudi, cioè Cds scritti su titoli che il compratore non possiede. In altri termini, è come se si stipulasse una polizza incendio non sulla propria auto, ma su quella del vicino di casa, per di più a sua insaputa. Non sarebbe poi così strano vedere chi la stipula aggirarsi intorno alla vettura con una tanica di benzina, che probabilmente non sarebbe usata per fare il pieno…


COMMENTI
15/10/2012 - Una bella notizia (Giuseppe Crippa)

Lei comunque, professor Bianchi, ci ha dato una bella notizia: le maggiori istituzioni finanziarie mondiali (private) non credono per nulla nella possibilità di fallimento degli Stati – nel nostro caso dell’Italia! Qualcuno de Il Sussidiario per cortesia avverta Bottarelli…