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DIETRO LE QUINTE/ Le "lotte" su Milan e Mediaset tra sceicchi e magnati russi

Pubblicazione:martedì 16 ottobre 2012

Silvio Berlusconi e Adriano Galliani (Infophoto) Silvio Berlusconi e Adriano Galliani (Infophoto)

Ma allora, Berlusconi vende o no il Milan? Per almeno una settimana abbiamo assistito su giornali e trasmissioni televisive a balletti attorno alle due ipotesi circolate, ovvero il magnate ucraino dell’alluminio Oleg Deripaska e i soliti sceicchi, Dubai o Qatar che sia. Una settimana di rumors e gossip, almeno riguardo la pista dell’Est, conclusasi nello scorso weekend con la doppia smentita degli interessati. Oleg Deripaska si sarebbe addirittura «fatto il segno della croce alla notizia», secondo il canale russo Ntv, e lo stesso oligarca, attraverso la sua Basic Element, avrebbe poi smentito: «Non ci sono trattative per l’acquisto della squadra di calcio, non hanno avuto luogo e non sono in corso». Ancora prima della dichiarazione di Deripaska, la stampa russa aveva trattato i rumors come una probabile bufala: «Non è la prima volta che si dice che un investitore russo potrebbe diventare il nuovo proprietario del leggendario club», ha scritto Gazeta.ru, facendo notare che «informazioni sulla vendita del Milan vengono diffuse periodicamente e discusse sulla stampa italiana». Poi, la smentita sul fronte italiano, affidata all’amministratore delegato del Milan, Adriano Galliani: «Con Berlusconi alla guida abbiamo vinto tanto, 28 trofei in 25 anni. Con questo presidente i tifosi del Milan non possono lamentarsi. In più posso assicurare che non c’è in corso nessunissima trattativa per la cessione del Milan», ha detto l’ad rossonero ai microfoni di Sky Sport.

Fine delle speculazioni, quindi? No. Primo, per il timing della smentita. Secondo, per le novità emerse ieri mattina. Perché, infatti, sia Deripaska che Galliani hanno atteso una settimana per dire che non esiste alcuna trattativa, aspettando il fine settimana, ovvero quando la Borsa è chiusa? Direte voi, il Milan mica è quotato a Piazza Affari. Il Milan no, ma Mediaset sì e da quando hanno cominciato a circolare voci di cessione parziale della società, un peso insopportabile in tempi di crisi a detta dei due figli maggiori del Cavaliere, il titolo del Biscione ha smesso di conoscere tonfi e ha innescato un mini-rally. Solo coincidenze? Ovviamente sì.

Veniamo poi alla giornata di ieri, paradossalmente destinata a vedere il titolo dell’azienda di Cologno Monzese crollare per l’eliminazione dal piatto dell’ipotesi di cessione e invece Mediaset ha trainato al rialzo il listino milanese, conoscendo un rialzo di quasi il 4% nel primo pomeriggio, in base alle indiscrezioni secondo cui i fondi del Qatar insieme ad Al Jazeera potrebbero essere interessati non solo a Mediaset Premium, ma anche a rilevare da Fininvest una quota del Milan.

Il focus sarebbe esclusivamente lo sport e il coinvolgimento di un socio in Mediaset Premium per gli analisti potrebbe contribuire a ridurre le perdite per il gruppo. «L’ingresso di Al Jazeera in Mediaset Premium sarebbe positivo per la società in considerazione delle ingenti perdite registrate (70 milioni nel 2011, ndr) e per le modeste prospettive del business con ricavi attesi piatti nel 2012 e 25 milioni di euro di costi per i diritti tv di calcio», affermano gli analisti di Equita, calcolando che il suo deconsolidamento (ipotizzando una cessione del 100%) possa avere un 55% di impatto positivo sull’utile 2013. «Sappiamo che la valutazione nella somma delle parti degli analisti di Mediaset Premium è pari a zero o negativa», spiegavano poi anche gli analisti di Banca Akros, i quali considerano perdite cumulate per 200 milioni di euro entro il 2017. Sulla base di questi presupposti, «anche una cessione a un valore simbolico di tutta la società potrebbe aumentare l’equity value di Mediaset di oltre 150 milioni di euro o di quasi il 10%. Per cui l’azione potrebbe salire in borsa sulla scia di questi rumor. Ma manteniamo hold con un target price a 1,50 euro».


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COMMENTI
16/10/2012 - Grazie per la Sua risposta! (Giuseppe Crippa)

Caro Bottarelli, La ringrazio per l’interessante dissertazione sulla redditività delle società di calcio. Ribadisco però che, se Berlusconi avesse quotato in borsa il Milan, non soltanto avrebbe resi partecipi i tifosi di questo “bene” che idealmente già sentono loro, ma li avrebbe anche resi partecipi delle perdite e delle conseguenti onerose ricapitalizzazioni… insomma avrebbe unito l’utile al dilettevole. Personalmente, sono azionista a titolo simbolico della mia squadra del cuore, ma non investirei mai dei risparmi nel capitale di rischio di una società calcistica. Però sarei disponibile a prestare denaro alla mia squadra (e solo alla mia) se emettesse dei corporate bonds magari per acquistare un top player…

 
16/10/2012 - Milan da quotare in Borsa (Giuseppe Crippa)

A parte la triplice inesattezza dell’affermazione che il Milan è l’unico club italiano nei primi 50 elencati da Forbes (Juve al nono posto, Roma al diciassettesimo, Napoli al ventesimo) Bottarelli mette il suo pur esitante dito sulla piaga ipotizzando che le cicliche voci di cessione del Milan possano essere funzionali ad altre mire della proprietà riguardo a società quotate. Certo non potrebbe essere così, o sarebbe più difficile, se il Milan fosse un società quotata con una minoranza di azionisti tifosi: penserebbero loro ad esigere una gestione rispondente all’oggetto sociale ed il meno possibile influenzata da altre questioni. Se Berlusconi amasse veramente la democrazia e la gestione trasparente di un bene che idealmente è anche dei tifosi avrebbe già quotato il Milan da anni.

RISPOSTA:

Caro Crippa, controllerò l’inesattezza su Forbes e nel caso mi cospargerò il capo di cenere con i lettori, come ho sempre fatto dopo un errore. Per quanto riguarda il dito esitante, quando si è costretti a ragionare su rumors, professionalità vuole che si usi cautela, lei la chiami esitazione se vuole. Il suo di dito invece mi pare estremamente fermo nell’indicare cantonate. Berlusconi avrebbe dovuto quotare già da tempo il Milan in Borsa? Vada a vedersi i risultati di un’indagine di Bipiemme Gestione già del 2002, la quale dimostrava come le 30 società di calcio di sei paesi europei all’epoca quotate in Borsa - tra cui le italiane Juventus, Lazio e Roma -, con una capitalizzazione di oltre 1,7 miliardi di euro, si fossero rivelate in gran parte una delusione per gli investitori. L’unica squadra che, oltre ai tifosi, aveva fatto felici gli investitori è stata il Manchester United, il cui titolo in 10 anni ha avuto una performance del 735,7%, grazie, oltre ai successi sportivi, alla buona gestione del club dell’epoca, forte di un 2001 chiuso con un utile netto di 23,5 milioni di euro. Nel 2006, poi, il delisting e la crisi finanziaria fino alla recente quotazione a New York e il titolo già sotto il prezzo di collocamento. Insomma, le società calcistiche, tranne qualche rara eccezione, sono strutturalmente in perdita e hanno livelli di indebitamento elevati: il mix letale per qualsiasi azienda, uno stigma per i mercati azionari. Dopo la squadra guidata da Sir Alex Ferguson, il club che più ha reso nel decennio di quotazione preso in esame era la danese Brondy (+105,01% performance), mentre in terza si posizionava il Tottenham (+66,51%). Le delusioni iniziavano già al quarto posto, però, con la danese Sif Fodbold che registrava una performance negativa del 20%. Se si restringeva poi l’arco temporale agli ultimi 12 mesi a cavallo tra il 2001 e il 2002, a fronte di un business mondiale ingente che la Fifa stimava in 250 miliardi di euro (tra introiti per diritti tv, attività di sponsorizzazioni e merchandising) gli azionisti dei 30 club di calcio quotati hanno visto solo perdite, come mostrava l’indice DJ Stoxx Football - l’indice calcistico europeo creato nel 2002 dal New York Stoxx - che ha perso il 42% a fronte di una calo del 19% del DJ Euro Stoxx. Di più, il 3 luglio 2006 il DJ Stoxx Football era a 120,50, mentre il 1 luglio 2011 si attestava a 130,11, registrando quindi un modesto incremento del 8,3%, mentre l’indice globale Global Grand Prix che racchiude le squadre partecipanti al campionato di Formula 1 nello stesso periodo aveva registrato un aumento del 33,75%. Lei investirebbe in una squadra di calcio? Auguroni. Cordialmente. (Mauro Bottarelli)