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FINANZA/ 1. Due "siluri" per il SuperMario d’Europa

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Mario Monti (Infophoto)  Mario Monti (Infophoto)

Il messaggio vale ancor più per l’Unione europea. Perché è vero che gli Usa sono di fronte al “baratro fiscale”, cioè l’innesco automatico di politiche che per contenere l’indebitamento innescano una recessione, ma il prossimo Presidente e il Congresso possono correggere il percorso e comunque negli Stati Uniti i segnali di miglioramento sono ormai numerosi: occupazione, case, sentiment dei consumatori, settori industriali come l’auto o l’energia, sono tutti potenti fari nel buio. L’Ue invece sta scivolando nella recessione e anche i paesi come la Germania, che possono evitarla, sperimentano un netto rallentamento.

Dunque, occorre prendere dei rimedi. La priorità oggi non è più il consolidamento fiscale, ma la crescita, ha scritto esplicitamente il Fmi. La recessione europea diventa la principale fonte d’incertezza e di instabilità sui mercati. La prossima tempesta perfetta sarà una tempesta che parte dall’Europa. E nessuno dica che non era stato avvertito. Gli economisti questa volta hanno parlato chiaro.

Angela Merkel ha detto che vuole mettere sul tavolo del Consiglio europeo una pietanza diversa: il divario di competitività interno all’area euro e all’Europa intera. Vaste programme. Che doveva essere affrontato già molti anni fa e richiederà almeno un decennio per venir realizzato. Dunque, politiche dell’offerta non della domanda, riforme strutturali, aumento della produttività nei paesi, come l’Italia, che ne hanno bisogno.

Su questo punto, Monti non ha molto da offrire. Non c’è accordo nella trattativa sui nuovi contratti che avrebbe dovuto concludersi dentro il mese. La Cgil mette i bastoni tra le ruote. Ma nel frattempo la Confindustria spara sul governo dicendo che le sue misure sono controproducenti. Mentre Monti sembra convinto più dall’impostazione della Merkel che da quella dell’asse (implicito?) tra Squinzi e Bersani.

Intendiamoci, non si può fare la crescita in un Paese solo. Il bandolo della matassa sta sempre in Germania. Tuttavia, se l’Unione europea non ascolta le analisi del Fmi, chiude gli occhi davanti alle tensioni sociali (la Grecia è bloccata da due giorni di sciopero generale), non si rende conto che nemmeno governi amici di Berlino, come quello di Monti o di Rajoy, hanno i margini di manovra necessari per rendere digeribile il rigore fiscale, allora occorre che qualcuno abbia il coraggio di cambiare l’ordine del giorno, di scompaginare un’agenda che non tiene conto della realtà.


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