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Economia e Finanza

FINANZA/ 1. Due "siluri" per il SuperMario d’Europa

Il Presidente del Consiglio Mario Monti si presenta oggi al vertice europeo meno forte di quanto non fosse nell’ultimo appuntamento. STEFANO CINGOLANI ci spiega perché

Mario Monti (Infophoto)Mario Monti (Infophoto)

Mario Monti si presenta oggi al vertice europeo meno forte di quanto non fosse nell’ultimo appuntamento. A giugno c’era addirittura il rischio che crollasse l’euro. Monti lanciò una proposta che non venne accolta (dare al Fondo salva-stati il potere di agire come una banca), ma riaprì il dibattito sulla necessità di salvare la moneta unica. Mario Draghi, ha fatto il resto.

Oggi la fase è del tutto diversa e la luna di miele è finita. A cominciare da quella politica. La legge di stabilità, l’ex finanziaria, ha provocato ieri una reazione che forse il presidente del Consiglio non si aspettava. Pier Luigi Bersani ha lanciato un vero e proprio altolà dalla tribuna della Confcommercio. Lo scambio tra meno Irpef e più Iva non va perché a conti fatti aumenta la pressione fiscale. Ma soprattutto il segretario del Pd solleva una questione di fondo: “Non possiamo deprimere la domanda”. Il nodo centrale del prossimo futuro resta sempre lo sviluppo: “Se non riparte l’economia non si risolve nulla con lo spread. Dobbiamo darci dei vincoli prima della legge di stabilità, occorre regolare il sistema finanziario e bancario, fare investimenti e attivare gli eurobond. Dobbiamo cominciare a fare operazioni su larga scala”.

Il governo tecnico sta perdendo la sua gamba sinistra? Certo, l’odore di elezioni si è fatto fortissimo, il Pd viene dato con il vento in poppa; anche se ha meno consensi di un tempo, è ampiamente il primo partito, mentre il Pdl è in rotta insidiato addirittura da Grillo. Il centro, allo stato attuale, non esiste. Dunque, Bersani alza il prezzo, tirando dalla sua parte Monti, cercando di placare le inquietudini dei vendoliani o quelle della Fiom che tra le formazioni a sinistra della sinistra è la più insidiosa per il Pd.

Ma, fatte tutte le analisi politiche del caso, resta un fatto: l’argomento di Bersani è forte ed è sostenuto anche dal Fondo monetario internazionale. Gli economisti guidati da Olivier Blanchard (un francese che ha studiato a Harvard, il tempio del keynesismo americano) hanno scoperto un’amara verità: le politiche di austerità provocano una reazione eccessiva nell’economia reale; è come una frenata troppo brusca che manda fuori strada il veicolo. Questo è vero in generale, ma ancor più nei paesi ad alto debito (Grecia e Italia) e ad alto deficit (Spagna e adesso anche la Francia).

Gli economisti teorici discuteranno se deriva dal modo in cui sono state applicate o da mutamenti strutturali avvenuti nel capitalismo globale tali da rendere obsoleti gli strumenti tradizionali della politica fiscale ed economica. Fatto sta che adesso il mercato reagisce male a politiche che dovrebbero, al contrario, lisciare il pelo alla bestia, riducendo i debiti (il deleveraging che riguarda lo Stato, le imprese, le banche, le famiglie) e creando le condizioni per un nuovo ciclo di investimenti. Dunque, si accende un allarme rosso. Ed è ora, dice il Fmi, di cambiare spalla al fucile.