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GIGANOMICS/ I “banchieri” Renzi e D’Alema e i guai di Alitalia

Cai, che male l’Alitalia. Era scontato, ma ieri è diventato ufficiale: il Tar ha bocciato il ricorso dell’Alitalia contro la decisione che elimina il suo monopolio sulla Milano-Roma. Quindi ora quella tratta, sulla quale per anni la compagnia aerea ha sostanzialmente basato i suoi bilanci, sarà aperta alla concorrenza. Sempre ieri, in piazza del Duomo a Milano, è stata presentata la nuova Frecciarossa 1000, il treno che collegherà Milano e Roma in poco più di due ore, diventando un concorrente quasi insuperabile dell’aereo. Dunque si annunciano guai seri per Andrea Ragnetti, amministratore delegato della compagnia. E si annunciano delusioni per quel gruppo di “patrioti”, come li definì Silvio Berlusconi, che entrarono come azionisti nella Cai di Roberto Colaninno per garantire l’italianità della nostra linea aerea. Quei signori (Benetton, Ligresti, per citarne solo due) fecero il sacrificio non perché credessero nell’avvenire della nuova Alitalia, ma perché speravano che la loro generosità sarebbe stata ricompensata dal governo allora in carica. E qualcuno di loro in effetti qualche contropartita l’ha avuta, per esempio nella politica tariffaria. Ma ora il governo è cambiato. Alitalia è in difficoltà e lo sarà ancora di più senza il monopolio sulla Milano-Roma. In queste condizioni è facile prevedere che i generosi (e speranzosi) patrioti della cordata Cai avranno più dispiaceri che altro.

 

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