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VERTICE UE/ Merkel-Hollande, la finta lite che fa respirare l’Italia

Pubblicazione:venerdì 19 ottobre 2012

Angela Merkel e Francois Hollande (Infophoto) Angela Merkel e Francois Hollande (Infophoto)

«Il peggio è passato. Ma il meglio non c’è ancora». Si conclude così l’intervista concessa da François Hollande a sei quotidiani europei (compresa La Stampa) prima del vertice Ue. Di fronte al Bundestag, Angela Merkel ha spiegato ieri mattina quel che il governo tedesco considera sia “il meglio”: «Pensiamo, e lo diciamo a nome dell’intero governo, che potremmo fare un passo in avanti concedendo all’Europa un vero diritto di ingerenza sui budget nazionali al Commissario europeo agli Affari economici». Molti Stati europei sono pronti a opporsi a questo vincolo, giudicato non a torto una limitazione della sovranità nazionale. «Ne sono consapevole - dichiara il Cancelliere tra gli applausi bipartisan del Parlamento di Berlino - ma questo non cambia che ci batteremo per questo». A distanza gli replica il presidente francese: «Il contenuto viene prima del quadro. La sfida istituzionale è spesso evocata per non fare delle scelte. Non mi è sfuggito che i più pronti a parlare di unione politica sono spesso stati i più reticenti a prendere le decisioni che la renderebbero inevitabile». Ogni allusione a Berlino è puramente non casuale.

A prima vista, insomma, la musica non cambia. Il concerto delle 27 anime europee fatica a trovare un ritmo comune. La Germania tiene a far sapere che non ha alcuna intenzione di allargare i cordoni della Borsa (le risorse per una politica di sviluppo andranno trovate con la Tobin tax), la Francia predica la linea dell’“integrazione solidale”: «Ogni volta che facciamo un passo verso la solidarietà - sostiene il presidente - l’unione deve progredire». Intanto, mentre si sviluppa il dibattito, la Grecia viene sconvolta da nuove sommosse sociali. La Spagna prende tempo, nella speranza di trovare una soluzione che permetta di accedere ai prestiti Ue per le sue banche senza aumentare il debito pubblico. Le forze politiche italiane sono concordi nel mandare a Mario Monti questo messaggio: austerità Ok, ma ora basta. Altrimenti in primavera, quando si andrà a votare, solo le forze d’opposizione raccoglieranno il dividendo politico della protesta.

Insomma, a prima vista è la solita “vecchia” Europa. Ma le cose non stanno così. Rispetto al vertice drammatico del 28/29 giugno l’Europa ha saputo trasmettere ai mercati finanziari il messaggio che la sorte dell’euro non è in discussione. In questi mesi Mario Draghi ha saputo conquistare e difendere l’Omt, ovvero il meccanismo in pratica illimitato di intervento a favore degli Stati in difficoltà. Nessuno, comprese le agenzie di rating, mette in discussione che la Bce farà “whatever it takes” (il proclama ormai proverbiale lanciato da Draghi a Londra il 25 luglio) per difendere la moneta unica. Perciò Moody’s ha confermato l’investment grade per la Spagna che pure non segnala, sul fronte dell’economia o delle tensioni sociali, miglioramenti di sorta.


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COMMENTI
20/10/2012 - commento (Moeller Martin)

Fra poco più di due mesi dovrebbe entrerà in vigore il fiscal compact, la BCE assumerà direttamente il controllo di quasi tutte le banche europee ed ai tanti politici che invocano una maggiore integrazione in Europa è stato chiarito cosa comporta l'integrazione dal lato pratico. Quindi fra 2 mesi avremo in Europa l'obbligo costituzionale al pareggio di bilancio con tanto di sanzioni in automatico, l'obbligo per tutti i paesi a ricondurre il proprio debito pubblico al 60% del PIL, la BCE che imporra un controllo rigidissimo alle banche per evitare futuri default. Bertone e molti altri geni nostrani non hanno ancora capito che per il suo alto tasso di sofferenza bancario in Italia la supervisione targata BCE equivale ad una stretta creditizzia micidiale. O qualcuno pensava davvero che l'Europa avrebbe adottato le politiche ecconomiche di Vendola, Casini o Fassina?