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TASSE/ Arrigo: il Governo prepara un’altra "beffa" per gli italiani

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Direi di sì. Il Pil sta calando, anche a causa della manovra recessiva dello scorso dicembre, e continuerà a calare. Nel frattempo, il governo, che si sta dimostrando estremamente conservatore, continuerà a preservare lo status quo adempiendo, contestualmente, alle prescrizioni europee. Almeno sul piano formale. La ristrutturazione della delega fiscale, quindi, sarà guidata unicamente, così come la riforma delle pensioni, dalle ricerca del gettito, invece, che dall’equità.

 

Ma aumentare le tasse in questa maniera fa calare il gettito…

 

Infatti. Assistiamo a una logica suicida. Come è noto, impoverire i cittadini fa diminuire i consumi, mentre aumentare il carico fiscale fa sì che l’imponibile non venga più prodotto. Non è un caso, d’altro canto, che, negli ultimi dieci anni prima della recessione la stragrande maggioranza dei Paesi europei abbia diminuito le aliquote perché si è resa conto che, altrimenti, la crescita ne sarebbe risultata penalizzata.

 

Come è possibile che il governo non conosca queste regole basilari dell’economia?

 

Da insigni economisti, effettivamente, mi aspetterei che queste cose fossero note. Quindi, o la loro competenza effettiva è inferiore a quella che attribuiamo loro; o agiscono a prescindere da qualsivoglia deontologia professionale, con scarsa etica professionale e senza utilizzare le proprie compenteze effettive agli scopi cui sono stati preposti. Intendo dire che i provvedimenti che hanno assunto implicano minor fatica di tanti altri che avrebbero dovuto assumere. 

 

Quali?

 

Avrebbero potuto manifestare l’intenzione di abbassare le tasse, ma, contestualmente, di far sì che tutti paghino almeno le aliquote più basse. Questo, tuttavia, implicherebbe la revisione delle rendite di posizioni e dei privilegi. Non è, contemporaneamente, comprensibile il fatto che non abbiano proceduto alla dismissione del patrimonio pubblico. Tanto più che il solo darne l'annuncio avrebbe sortito effetti significativi. I mercati internazionali avrebbero reagito positivamente al fatto che, da qui ai prossimi dieci anni, la presenza delle Stato nelle imprese pubbliche si sarebbe significativamente ridotta.



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