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Economia e Finanza

GEOFINANZA/ I 120 miliardi che possono cambiare l’Europa

La visione tedesca, spiega GIANNI PITTELLA, va rifiutata con forza: Berlino sta infatti cercando di ritardare le decisioni giuste e necessarie per imporre al contrario scelte sbagliate

Francois Hollande e Angela Merkel (Infophoto)Francois Hollande e Angela Merkel (Infophoto)

L'ultimo scorcio del 2012 sarà cruciale per l'Unione europea. Il momentaneo miglioramento della situazione nei mercati finanziari non deve illuderci. La crisi è sempre lì e molti Stati europei restano in balia delle oscillazioni dei mercati finanziari. Dopo il vertice europeo appena concluso resta la necessità di ricercare non solo soluzioni rapide, ma anche risposte di qualità che rispettino gli interessi di tutta l'Unione europea. La visione tedesca va quindi rifiutata con forza. Berlino sta infatti cercando di ritardare le decisioni giuste e necessarie per imporre scelte sbagliate. La Signora Merkel, insomma, non solo sbaglia ma è anche in  ritardo. Berlino ritarda, ad esempio, la presa di decisioni sull'unione bancaria, che costituisce un passaggio fondamentale per mettere in sicurezza le banche europee. I principali governi europei vogliono attribuire più poteri alla Bce nella supervisione degli istituti di credito, mentre i tedeschi propongono soluzioni pasticciate in cui non si capisce esattamente chi controlla chi e cosa.

La situazione di molte banche europee, soprattutto spagnole, è ancora critica ed è pertanto importante costruire un sistema di controlli europeo efficiente e chiaro. La Signora Merkel tenta inoltre di imporre soluzioni sbagliate quando afferma che poteri di veto sui bilanci nazionali devono essere affidati alla Commissione europea. Alla Signora Merkel bisogna tuttavia ricordare alcune cose: innanzitutto, basta aprire un qualsiasi libro di diritto dell'Unione europea per comprendere che la Commissione europea è un organo essenzialmente tecnico formato da funzionari. Siamo davvero sicuri che un organo tecnico dovrebbe avere l'ultima parola su bilanci decisi democraticamente da governi e parlamenti eletti dai cittadini? E' giusto fare attenzione ai conti pubblici e stabilire un solido sistema europeo di controlli sui bilanci pubblici, ma questa attenzione non può sfociare  in scorciatoie tecnocratiche che ignorino l'ABC della democrazia.

Inoltre, non è accettabile che vengano imposti ai governi europei solo vincoli e obblighi, tra l'altro durissimi. I vincoli e gli obblighi sui bilanci pubblici devono essere associati a una maggiore solidarietà europea. Perchè gli Stati europei siano disciplinati finanziariamente, bisogna mettere in campo un sistema di incentivi economici e di sostegno all'economia reale. L'economia europea è asfissiata, i tagli di bilancio stanno deprimendo le nostre economie, la situazione dei giovani europei è drammatica. In Grecia e in Spagna il tasso di disoccupazione tra i nostri ragazzi e ragazze è ormai superiore al 50%. A questi giovani bisogna aggiungere quelle centinaia di migliaia di ragazze e ragazzi che non possono neanche essere considerati disoccupati in quanto non sono più alla ricerca di un lavoro. Sono scoraggiati, senza speranza. Senza nuove energie, senza la spinta delle nuove generazioni, l'Europa è destinata ad appassire.