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FINANZA/ Così le banche si fanno battere dai supermercati

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Certo, gli aspetti negativi non mancano. Offerte come queste tendono a concentrarsi verso clienti con discreta disponibilità bancaria e hanno costi di gestione non bassissimi, oltre che rispondere a criteri di selezione abbastanza stringenti. I numeri diffusi dal Council of Mortgage Lenders parlano chiaro: i prestiti per mutui sono calati del 10% a settembre rispetto al mese precedente, segno di una contrazione dei nuovi acquisti di case, e anche il dato dei mutui rinegoziati è rimasto debole. Ma la Bank of England è certa che entro la fine dell’anno l’effetto positivo della sua politica si farà vedere, soprattutto tenendo conto del tipico lasso di tempo - tra i due e i quattro mesi - che intercorre tra l’approvazione del mutuo e l’acquisto dell’immobile da parte del contraente. Convinto del successo della loro politica anche Benny Higgins, capo di Tesco Bank, il quale ha reso noto che «nel prossimo anno la nostra banca è pronta a prestare un altro miliardo di sterline a tassi più che concorrenziali».

E il buon Higgins non si è limitato a dire solo questo, è andato oltre lanciando un chiaro atto d’accusa verso le grandi banche del Paese, anch’esse beneficiarie del “Funding for Lending Scheme” della Bank of England ma molto restie a utilizzare davvero il denaro ottenuto per aiutare famiglie e imprese: «Ci sono sempre più evidenze che rendono noto come i principali istituti di questo Paese stiano fallendo nel recepire la vera filosofia del “Funding for Lending Scheme” e utilizzino i soldi del governo per fare margini maggiori. Bene, posso assicurare che non è affatto il nostro caso». Delle sei principali banche britanniche, solo Hsbc ha detto no al programma di finanziamento della Bank of England, mentre le altre 13 possono prendere a prestito denaro a tassi bassissimi dalla Banca centrale per un corrispettivo pari al 5% di tutti i prestiti che hanno in essere.

A differenza del precedente programma di allentamento monetario da 375 miliardi di sterline, il “Funding for Lending Scheme” (Fls), lanciato lo scorso luglio, è stato creato proprio per incentivare direttamente le banche affinché offrissero ossigeno a imprese e settore immobiliare. Gli istituti che incrementeranno i prestiti nell’arco di durata del programma vedranno il costo del loro finanziamento scendere fino allo 0,25%, mentre chi presenterà una contrazione dei volumi vedrà i costi salire fino a un massimo dell’1,5%. Sia Royal Bank of Scotland, di fatto nazionalizzata, che Santander UK hanno già dato vita a prestiti per un miliardo di sterline attraverso il programma della Bank of England: Santander ha ridotto i suoi tassi a due anni sul 70% del valore dell’immobile al 2,79%. Tornando a Tesco, la catena ha lanciato la propria banca nel 1997, in comproprietà con Royal Bank of Scotland, salvo rilevarla interamente nel 2008 per 1 miliardo di sterline. Oltre ai mutui, offre prodotti assicurativi, prestiti, prodotti per la gestione del risparmio, carte di credito e, dal prossimo anno, conti correnti. Il supermarket offre due tipi di carte di credito ai suoi clienti, oltre a prodotti per il prestito personale con un tasso del 6% su un ammontare che va dalle 7500 alle 15mila sterline, un prodotto per il risparmio con tasso di interesse fisso del 3,7% e un conto Internet con un tasso del 2,8%.

Lo scorso mese, facendo un primo punto della situazione, Paul Fisher, direttore esecutivo per i mercati della Bank of England, si è detto fiducioso che il piano posto in essere sarà in grado di migliorare la fornitura di credito all’economia reale: «Il piano Fls non darà risposte ai sottostanti problemi dell’area euro o al settore finanziario, ma dato che molti di questi problemi sono esterni al controllo diretto e alla possibilità di intervento del Regno Unito, era necessario fare qualcosa di innovativo. Penso che questo schema offrirà tutti i giusti incentivi per incrementare la fornitura e la disponibilità di credito».

Inoltre, Tesco non è l’unica catena di grande distribuzione con licenza bancaria a usufruire del programma della Bank of England. Asda, ad esempio, ha lanciato recentemente Energy Compare e Save, due servizi destinati a quei cittadini che non hanno mai pensato ai benefici della concorrenza nel settore dei servizi energetici, aiutandoli a trovare le tariffe più basse. Inoltre, per celebrare il rebrand della catena, Asda offre una carta di credito che vede accreditare l’1% del valore della spesa in tutti i punti vendita della catena, incluso gli acquisti on-line e il pieno alle pompe ubicate presso gli stessi. Con 18 milioni di clienti in tutto il Regno Unito, Asda ha un potenziale spaventoso a livello di diffusione dei servizi paralleli, anche finanziari.