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FINANZA/ Così le banche si fanno battere dai supermercati

Pubblicazione:martedì 23 ottobre 2012

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C’è poi Marks&Spencer, marchio storico della grande distribuzione britannica, il quale ha aperto da poco il suo primo sportello bancario all’interno del suo punto vendita di Marble Arch a Londra e conta di aprirne altri 50 in tutto il Paese nei prossimi due anni, garantendo un servizio che le banche tradizionali non offrono, visto che gli sportelli bancari - oltre ai già esistenti 121 bureau di cambio - fanno lo stesso orario dei supermercati che li ospitano, quindi sono aperti anche la domenica, con un servizio di internet banking 24 ore su 24 e call centre in tutto il Paese. Per quanto riguarda i conti correnti, offre un tasso fisso a tre anni del 3,75% e un conto di accesso istantaneo al 2,35%, un livello che batte quello offerto da Sainsbury, quarto attore di questa lotta finanziaria all’oligopolio bancario.

Sainsbury’s Finance offre prestiti, carte di credito, prodotti per il risparmio e assicurativi sottoscritti da Axa, St. Andrews Insurance, Legal&General e First Assist. Attraverso l’acquisto di prodotti finanziari si ottengono punti Nectar utilizzabili per la spesa, oltre a forti sconti sugli acquisti on-line. Sui conti correnti, nel triennale batte Tesco a livello di tasso di interesse, sull’on-line paga un fisso del 2,7% e nell’opzione Cash Isa è seconda solo a Santander, con un 2,8% contro il 3,3% del colosso bancario. A livello di prestiti personali, il tasso di interesse applicato è il più basso del mercato, il 5,9%, pari a quello della Derbyshire Building Society.

Al netto di una Banca d’Italia che, stante la nostra presenza nell’euro, conta ormai come il due di picche a livello di politica monetaria, non sarebbe il caso di pensare a qualcosa di simile, tanto per far capire alle banche che sono finiti i tempi dell’oligopolio e della stretta creditizia a fronte di inondazioni di soldi targati Bce? La Bank of England, con tutti i limiti dell’operazione ma anche i margini di miglioramento, ha deciso che occorre ridare credito a cittadini e imprese, anche imponendo tassi più alti alle banche che non si prestino all’operazione: notizie al riguardo da parte della Bce? E dall’Abi?

 

P.S. Scriveva ieri Alessandro Penati per Repubblica: «L’oscar va a Casaforte di Mps: una cartolarizzazione degli affitti degli sportelli della banca (acquistati coi soldi della banca) e finanziato con un bond emesso da un veicolo ad hoc, e interamente collocato presso i clienti di Mps. Ci sono le polizze assicurative, di fatto normali strumenti finanziari, ma con commissioni esorbitanti (i “caricamenti” che arrivano facilmente al 7%). L’industria del risparmio gestito rimane essenzialmente bancaria, captive e costosa; così non si sono sviluppati fondi-indice a costi risibili, in concorrenza agli Etf... La scarsa trasparenza è frutto della struttura assunta dal nostro sistema finanziario. Il processo di aggregazione ha trasformato le banche in grandi reti commerciali con una presenza capillare sul territorio: banche-supermercato che necessitano di un volume crescente di commissioni, generate dalla vendita di prodotti agli sportelli. Venti anni fa, le commissioni rappresentavano il 30% del margine di interesse, al netto delle sofferenze; oggi superano il 100%». Nessun commento necessario.



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