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FINANZA/ Da Prodi a Monti, la "sindrome del tesoretto" fa tremare l’Italia

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Romano Prodi (InfoPhoto)  Romano Prodi (InfoPhoto)

A fronte di questo, sia il decreto Salva Italia, sia (in misura minore) la finanziaria di Grilli hanno pesato troppo sulle tasse (circa il 60% delle nuove risorse deriva da un aumento delle entrate) e poco su risparmi effettivi (la maggior parte delle riduzioni decise riguarda impegni di spesa, non le erogazioni su base storica). Quindi, è giusto e legittimo chiedere una correzione o un ribilanciamento. Ma quest’assalto alla diligenza, con la minaccia di non votare la legge di stabilità e far cadere il governo (quando tra l’altro siamo a ridosso del voto di primavera) assume un’aria di antichi rituali, logori e pericolosi.

Non si può fare a meno di ricordare cosa accadde al breve e confuso governo Prodi. Quando il ministro del tesoro Tommaso Padoa Schioppa riuscì a raggranellare qualche miliardo più del previsto, soprattutto grazie alla lotta all’evasione, venne fuori la storia del tesoretto. Avrebbe dovuto essere usato per ridurre il debito pubblico, esattamente come hanno fatto altri paesi, tra i quali il Belgio che per dieci anni ha incassato più di quanto ha speso. Invece, è scattata una rincorsa a sinistra, alla quale ha risposto l’opposizione di destra, fiutando la debolezza intrinseca del governo. Come finì tutti dovrebbero ricordarlo: niente tesoretto, niente riduzione del debito e niente più governo.

È un canovaccio perverso che l’Italia non si può permettere, perché i tassi sono etero-diretti (dalla domanda di moneta e dalla Banca centrale europea). Quindi il vantaggio di oggi può trasformarsi in una catastrofe domani. Sarebbe opportuno che il governo e i partiti della strana maggioranza discutessero come cambiare la finanziaria per renderla più efficace, non meno. Monti ha avvertito che il saldo non si tocca: a ogni euro in meno di imposte (e ce ne vorrebbero parecchi) un euro in meno di spese. Non basta.

Forse potrebbe anche convincere i partiti e l’opinione pubblica a usare la tregua dei tassi per ridurre un debito che non smette di aumentare. Sarebbe, oltre tutto, un’assicurazione per il momento in cui riprende la sarabanda (che guarda caso è una danza spagnola). Perché riprenderà, eccome se riprenderà.



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