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GIGANOMICS/ Finmeccanica “precipita” e la Tobin tax minaccia Piazza Affari

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Buongiorno Giannini. Sono mesi che i giornali (cartacei e on line) compreso il Sussidiario dicono che in tutta la vicenda Fonsai sono avvenute cose incredibili e che le autorità di controllo avrebbero fatto bene a muoversi, a dare un’occhiata a quell’assicurazione gestita per anni come un feudo personale dagli azionisti di riferimento, vale a dire la famiglia di Salvatore Ligresti. Troppi erano i segnali di allarme: spese personali (tipo scuderie di cavalli) scaricate sulle società; immobili e terreni venduti a prezzi opinabili alle assicurazioni, e così via. Essendo Fonsai una compagnia di assicurazioni quotata in borsa è sottoposta a due filtri di controllo: Isvap e Consob. Che hanno tergiversato a lungo prima di muoversi. Lo ha fatto invece la procura di Torino (è lì la sede legale della società) mandando la Guardia di Finanza a perquisire la l’ufficio e l’abitazione di Giancarlo Giannini, per lunghi anni presidente dell’Isvap e ora commissario straordinario della stessa authority. A Giannini viene rimproverato un eccesso di fiducia e di simpatia nei confronti della compagnia di Ligresti: per dieci anni, Fonsai non avrebbe ricevuto nessuna ispezione di controllo da parte dell’Isvap, che invece normalmente mette sotto la lente le altre assicurazioni ogni due-tre anni, per accertare che tutto sia fatto regolarmente. Sarà interessante sapere come giustificherà Giannini questa sua condotta; ancora più interessante scoprire se il governo gli confermerà l’incarico o gliene attribuirà un altro, ma sempre prestigioso e ben remunerato.

 

Tobin a Milano. È stata salutata con favore l’introduzione della Tobin tax sulle transazioni finanziarie appena approvata da 11 paesi dell’Unione europea fra i quali l’Italia. In effetti è la prima tassa che l’Europa (almeno una gran parte) decide all’unisono e può fare da apripista ad altre misure analoghe. Salvatore Bragantini, uno dei più intelligenti commentatori finanziari italiani, l’ha però demolita: non verrà applicata dalla Gran Bretagna, dove si concludono i tre quarti delle operazioni finanziarie europee; dunque è un’imposta che ha un valore più che altro simbolico, ma non porterà gli incassi sperati e, soprattutto, non fermerà la speculazione, abituata a passare con grande disinvoltura da un mercato all’altro, individuando ogni volta quello più conveniente. Vedremo. Unico risultato certo è che Milano ne soffrirà: già scesa in dieci anni al ventesimo posto fra le piazze finanziare mondiali, con l’arrivo della Tobin rischia di perdere ancora qualche posizione. Che stia per diventare un ente inutile?

 



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