BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

FINANZA/ Spagna e Grecia, due "cannonate" per Napolitano e Draghi

Infophoto Infophoto

Evviva, il fondo di salvataggio è già esaurito a oggi! Restano in cassa per futuri - e quantomai certi - nuovi salvataggi, ben 821 milioni di euro! Anzi no, perché ieri pomeriggio alle 15.30, mentre i mercati viravano in positivo per i dati che giungevano dagli Usa (altra fabbrica di balle sopraffine), il governo dell’Andalucia rendeva noto che chiederà «ulteriore aiuto alla Spagna, visto che questa deve andare incontro alle regioni che sono ormai incapaci di finanziarsi sui mercati». E, per finire: «L’ammontare del fondo di salvataggio per le regioni è stato sottostimato». E vai, i 18 miliardi sono già andati, finiti, spariti! Ora capite perché vi dico da settimane che la Spagna è fallita e che i rally borsistici e gli spread in calo delle ultime settimane erano tutte barzellette?

Qualche altro numero. La ratio tra debito privato spagnolo e Pil è del 300%, una porzione molto ampia del sistema bancario spagnolo (parliamo di circa il 50% di tutti i depositi e prestiti del Paese) fino a pochi anni fa era totalmente non regolamentata, quindi foriera a breve di sorprese da brividi. Gli stessi istituti iberici hanno drenato circa 400 miliardi di euro su base mensile dalla Bce per le loro esigenze di liquidità, 377 a giugno: quindi, sono tecnicamente falliti e tenuti in vita dai soldi di tutti noi. Di più, le banche spagnole a oggi sono venditrici nette di bond sovrani spagnoli, nell’attesa che Rajoy ceda e la Bce cominci a comprarli.

Il sistema bancario iberico ha perso il 18% dei suoi depositi negli ultimi 10 mesi e quest’anno deve fare roll over sul 20% dei suoi bonds, mentre l’economia reale versa in condizioni pietose: disoccupazione al 25%, mentre quella giovanile è sopra il 50%. Di più, nel trimestre conclusosi a settembre, l’economia spagnola si è contratta dello 0,4% rispetto ai tre mesi precedenti. Insomma, recessione totale. Eppure, le aste dei bonds vanno bene, almeno così leggiamo sui giornali. Certo, nell’attesa che la Bce acquisti in massa. Ma potrà davvero Francoforte intervenire con il suo bazooka, nel caso il governo spagnolo si decida finalmente ad affrontare la realtà?

Ieri qualche cifra ha reso chiaro come la situazione europea nel suo complesso sia in continuo deterioramento. Continua infatti ad aumentare il livello del debito pubblico in Europa: secondo i dati diffusi da Eurostat, nel secondo trimestre di quest’anno la media dell’Eurozona ha raggiunto il 90% del Pil (era 88,2% alla fine del primo trimestre) e quella dell’Ue a 27 paesi l’84,9% (dall’83,5% di marzo). Il debito italiano, poi, si conferma il secondo maggiore, pari al 126,1% del Pil, dopo quello greco (150,3%) e appena superiore a quello portoghese (117,5%). Complimenti al governo dei tecnici alla guida del Paese su mandato Bce e Bundesbank, gran bel lavoro! E il trend non è di oggi, visto che rispetto al 85,4% del 2010, già nel 2011 la ratio debito/Pil dell’eurozona era salità all’87,3% e il Fmi si attende un’ulteriore crescita nel 2013, prima di un minimo declino.