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FINANZA/ Ecco quanto ci costa "ubbidire" all'Europa

Gli ultimi dati confermano che la Spagna sta sempre più affondando. E l’Italia rischia di seguirla a ruota, anche per colpa di spese “discutibili”. Il commento di GIOVANNI PASSALI

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L’ultimo dato sulla disoccupazione della Spagna al 25% conferma il disastro in corso. A questo si aggiunge la recente notizia di un buco da 10 miliardi di euro nei conti della previdenza sociale. Ma bisogna pure capire in quale quadro questi risultati si collocano. Perché, se per la Spagna finora il Presidente del Consiglio Rajoy ha ripetuto fino alla noia che il suo Paese “non chiederà aiuto, non ne ha bisogno” è anche in forza di una serie di previsioni che ipotizzavano in qualche modo una ripresa. Ma se il numero di disoccupati è in continuo aumento, questo rende impossibile qualsiasi ripresa. Non solo, rende irragionevole anche qualsiasi prestito.

Ora viene spazzato ogni dubbio. Con un tasso di disoccupazione superiore al 25% e i contributi previdenziali in caduta libera, la spesa per i sussidi di disoccupazione aumenta con un ritmo vicino al 6%, superiore alle stime fatte dal governo. E, per pagare le pensioni, già nel primo semestre lo Stato ha dovuto prendere 3 miliardi dal fondo di riserva pensionistico, mentre altri 4,4 milioni sono stati reperiti dal fondo delle mutue. In questo contesto, si inseriscono anche i debiti delle regioni spagnole, che rischiano di far esplodere una tensione sociale già a livelli altissimi. Per tentare di fronteggiare questa situazione, il governo spagnolo ha attivato un fondo di liquidità per le autonomie (Fla). Catalogna, Valencia e Murcia, le tre Regioni che hanno confermato la richiesta di aiuti a tale fondo, ne consumeranno quasi la metà, pari a una somma di 8,8 miliardi.

Valencia, la prima ad annunciare il ricorso al fondo per far fronte ai prestiti in scadenza nel 2012, ha indicato in 3,5 miliardi le necessità finanziarie, secondo la stima resa nota dall’assessore regionale all’economia, industria e commercio, Maximo Buch. La regione di Murcia, la seconda a chiedere accesso al fondo, ha confermato ad agosto la richiesta di circa 300 milioni al Fla. A queste, si è unita il 28 agosto la Catalogna, con la richiesta di oltre 5 miliardi di euro, per far fronte ai problemi di liquidità e dei crediti in scadenza entro la fine dell’anno. Ora inizia a diventare chiaro che nemmeno i soldi stanziati basteranno.

A questo, per completare il quadro, si aggiunga la crisi delle banche spagnole. Con tali tassi di disoccupati, sempre in crescita, è chiaro che anche il tasso dei prestiti che non si riescono a ripagare sia in costante ascesa. Il grafico qui sotto lo esplicita chiaramente.