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FINANZA/ Pelanda: dall'Inghilterra la ricetta per un nuovo "miracolo italiano"

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David Cameron e Mario Monti (Infophoto)  David Cameron e Mario Monti (Infophoto)

Molti lettori chiedono un chiarimento in materia di prospettive economiche italiane di breve e medio termine. Nelle loro lettere ricorre la seguente espressione: non ce la facciamo più, quando finirà, sono veritiere le parole di Monti che fanno intendere la fine della fase acuta della crisi? Posso rispondere solo anticipando sommariamente gli scenari in preparazione da due gruppi di ricerca che sto coordinando, uno italiano e un altro che si occupa di tutta l’Eurozona con un occhio alle tendenze globali.

Se non ci saranno tempeste, l’economia italiana ridurrà la tendenza recessiva nel 2013 portandola a una caduta del Pil sotto l’1% contro il 2,6% circa atteso per il 2012, con una speranza di inversione percepibile in parecchi settori economici: quindi motivo di ritorno dell’ottimismo nell’estate del prossimo anno. Dal 2014 inizierà una ripresa stabile, ma di piccola entità (+1% medio annuo del Pil, quasi stagnazione) se la politica economica italiana manterrà l’attuale strategia di perseguire il pareggio di bilancio mantenendo elevate le tasse. Se, invece, punterà su un taglio sostanziale della spesa pubblica e delle tasse, allora il saggio di crescita prevedibile sarà molto più elevato, dopo un breve periodo di recessione dovuto all’impatto deflazionistico della minor spesa pubblica, probabilmente vicino al 2,5% medio annuo, dal 2014 al 2018.

I numeri di questa seconda possibilità di scenario sono stati calibrati, per comparazione, in seguito all’analisi recentissima della sorprendente prestazione dell’economia britannica. Nel 2011 il governo tagliò la spesa pubblica e le tasse (portando quelle sulle imprese, in prospettiva, a non oltre il 20%) con un piano pluriannuale di quasi 100 miliardi di euro equivalenti e puntò a una riduzione del deficit non ossessiva, ma spalmata nel tempo. Inoltre, la sovranità monetaria permise alla Banca d’Inghilterra di comprare titoli di debito sovrano in sterline così mantenendo molto bassi i costi per interessi e rifinanziamento del debito nonostante il fatto che i dati fondamentali britannici (indebitamento privato, saggio di crescita del debito pubblico, avanzo primario di bilancio, ecc.) siano molto peggiori di quelli italiani. Ora il Regno Unito è uscito dalla recessione molto prima di quanto si pensava.


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COMMENTI
30/10/2012 - Luci e traveggole (Vittorio Cionini)

Forse sarebbe il caso di abbandonare questa immagine illusoria di luci in fondo al tunnel oppure all'orizzonte et similia. L'articolo di Pelanda dice con chiarezza e obiettività che se.... e se.... per diversi anni saremo in recessione. Quanti saranno questi anni e quanto profonda sarà la recessione nessuno è in grado di prevederlo, tantomeno i cosidetti esperti. Troppi fattori locali e globali sono in gioco tra cui instabilità sociale, disordini e guerre già in corso e dagli esiti unpredictable (un po' di inglese fa fino). Basta solo pensare alla incidenza che può avere l'uragano Sandy sulle elezioni politiche americane. Chiedere lumi sulla evoluzione degli eventi è una ingenuità e dare indicazioni è una grave imprudenza, sopratutto da parte di persone "credibili" come il nostro presidente del consiglio. Preghiere, corni rossi e altre magìe sono l'unico serio suggerimento che a mio avviso si può dare in questi frangenti.

 
29/10/2012 - modello di sviluppo italiano ed inglese (antonio petrina)

Egr. prof., plaudiamo alle analisi comparate e vorremo capire se la tesi di entrambe le ricerche sia la seguente: se l'Italia ha fondamentali che in UK mancano ( basso indebitamento privato, avanzo primario,ecc.), allora la contrazione del Pil potrà essere superata con un sistema finanziario stabile che in buona sostanza vuol dire crescita sostenibile che il governo, presente e futuro, come quello inglese, incentiverà con meno tasse e meno spese improduttive, permettendo così al motore dello sviluppo di farlo ripartire, al riparo del muro antispread della Bce?