BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

FINANZA/ Gli "aiuti" alla Germania di cui nessuno parla, ecco le prove

Angela Merkel (Infophoto)Angela Merkel (Infophoto)

Quello che però si sono chiesti gli analisti S&P’s - non solo loro, a dire il vero - è come sia intervenuta. Se guardiamo ai primi sette mesi del 2012, dove una resistenza si è sistematicamente opposta alle pressioni rialziste sulla valuta elvetica, scopriamo che in concomitanza con gli interventi calmieranti della Bns i rendimenti di alcuni titoli pubblici dell’Eurozona si sono significativamente abbassati. Stiamo parlando di quei paesi membri che ancora - a torto o a ragione - mantengono un merito creditizio sulla tripla A. Sovrapponendo le due figure, si trova che ogni qualvolta la Bns abbia dovuto vendere franchi svizzeri e acquistare euro per bilanciare il cambio, le emissioni di Germania, Francia, Olanda, Austria e Finlandia abbiano registrato esiti piuttosto felici. Un caso?

Coincidenza o meno, la vera domanda è dove la Bns investa i capitali freschi di conversione in euro. E non serve un guru della finanza per rispondere che la destinazione più naturale di tali riserve siano titoli a reddito fisso denominati in euro e con rischio minimo di default. L’identikit che ne esce è il classico titolo del Tesoro di un Paese dell’eurozona a tripla A. Germania, Francia, Olanda, Austria e Finlandia, giusto per rimettere i nomi in fila. Vista la secca smentita della Bns, si può ritenere l’analisi S&P’s sostanzialmente corretta.

A questo punto, vale la pena azzardare qualche stima. La stessa Bns ha dichiarato a fine agosto di possedere riserve in valuta estera per un equivalente di 418 miliardi di franchi svizzeri. Secondo i dati semestrali della banca centrale, a giugno 2012 l’85% di tali riserve era investito in titoli di Stato, mentre il 60% era denominato in euro. Incrociando i numeri, si può concludere che dalla sua dichiarazione di ingerenza sul cambio euro-franco la Bns abbia acquistato almeno 80 miliardi di euro in titoli di Stato AAA.

Calendario alla mano, le dosi massicce dell’intervento elvetico si sono concentrate soprattutto a fine primavera, quando più di un investitore faceva incetta di franchi svizzeri nel timore di un’altra estate turbolenta. E qui le coincidenze cominciano ad accumularsi. Maggio 2012. Dopo mesi di rialzi i rendimenti dei bond francesi a dieci anni calano di colpo del 22%, passando dai tre punti percentuali al 2,35%. Analogo ribasso si nota sulla curva tedesca, dove - dati Bloomberg - i rendimenti decennali passano dall’1,47% all’1,17% in una settimana (-20%) e da allora restano sui minimi storici di sempre. Stessa dinamica si verifica a fine maggio sui ritorni di tutti i paesi tripla A dell’eurozona. E solo su questi, perché negli stessi giorni Atene brucia - letteralmente - e a Madrid va in scena il tracollo di Bankia.

Per dare l’idea di quanto la Bns abbia in buona sostanza influenzato - o distorto, come scrivono molti analisti finanziari - il mercato europeo dei titoli pubblici, basti pensare che ottanta miliardi di euro equivalgono a sei mesi di budget per l’intero blocco dei paesi beneficiari degli acquisti. In altre parole, mentre a Berlino Governo, media e Confindustria si stracciavano le vesti per gli interventi Bce, a garantire la liquidità del Bund ci pensava il corrispettivo svizzero di Mario Draghi.

© Riproduzione Riservata.