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FINANZA/ E ora tecnocrati e "yes men" ci faranno finire sul lastrico

La Cancelliera Angela Merkel (Foto: Infophoto) La Cancelliera Angela Merkel (Foto: Infophoto)

Il bello è che sono gli stessi organismi che impongono il rigore a confermare che le loro ricette sono fallimentari, un qualcosa a metà strada tra Kafka e Beckett! L'Fmi, infatti, ha candidamente ammesso che la gran parte dell'apparente inflazione presente nell'Europa del sud è una mera illusione statistica, dovuta essenzialmente all'aumento dell'Iva e di altre tasse sui consumi, voci che non conoscono politiche di bilancimanto e aggiustamento da parte delle istituzioni europee. Di più, sempre l'Fmi ha confermato che le pressioni sottostanti più serie sono deflazionarie e questo processo potrebbe essere molto difficile da invertire una volta che prenda piede. Insomma, vuoi dire che a furia di prendere cantonate si stia capendo che occorre prendere un'altra strada? Ne è certo Marchel Alexandrovich della Jefferies Fixed Income, a detta del quale «le parole di Draghi ci fanno capire che un QE anche in Europa è in arrivo». Inoltre, non si capisce come mai il governo Monti prosegua nella sua politica ultra-rigorista, visto che sia i dati monetari che quelli della stabilizzazione ci dicono che l'Italia non è poi così sull'orlo del collasso come i tecnici vogliono farci credere. Sia Simon Ward della Henderson Global, uno che con l'Italia non è mai stato tenero, sia gli analisti di HSBC, concordano sul fatto che gli attuali 270 punti base di spread tra decennali italiani e francesi, Btp e Oat, non sono assolutamente più giustificabili. Inoltre, il nostro Paese ha presentato un ampio avanzo primario lo scorso anno e le misure più dure sono state già prese, a differenza di quanto fatto dalla Francia: per Andrew Roberts di Rbs, «l'Italia sta molto meglio di quanto la gente pensi». Certo, c'è la questione spagnola ma anche lì, dopo un dissanguamento infinito, i depositi bancari sono tornati a crescere, sulla scorta delle promesse di Draghi di acquisti obbligazionari illimitati. La Banca di Spagna ha reso noto che i depositi sono saliti di 15 miliardi di euro in settembre, nonostante il dato dello scorso anno parli di un'emorragia di 153 miliardi di euro. Piccoli segnali, a cui però ci si può aggrappare se si cambia registro. Il segretario del Tesoro, Inigo Fernandez de Mesa, ha reso noto che tra il 50% e l'80% del nuovo debito emesso nelle aste più recenti è stato acquistato da investitori stranieri, quindi non più soltanto dalle agonizzanti banche iberiche mantenute in vita dalla Bce.