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GIGANOMICS/ De Benedetti-Cir: tutte le ragioni di un addio

Il passaggio del testimone in Cir (Claudio Cadei) Il passaggio del testimone in Cir (Claudio Cadei)

Crudele TiMedia. Vi ricordate il pezzo scritto pochi giorni fa proprio in questa Giganomics a proposito de TiMedia, la controllata dei Telecom Italia che possiede la 7? La tesi di fondo era questa: Franco Berbanbè mette in vendita la società perché deve farlo, ma spera ardentemente che l'operazione non riesca. La ragione? Il controllo di una rete tv con un forte tasso di programmi di informazione, è uno strumento prezioso in questi tempi incerti, dove si prendono molte decisioni e si assegnano poltrone interessanti.Quindi tenere TiMedia è finanziariamente un disastro, ma politicamente una mossa azzeccata.
Gli ultimi dati sembrano fatti apposta per confortate Bernabè in questa sua, ovviamente mai confessata, linea d'azione. I conti vanno male. Nei primi nove mesi dell'anno la società chiude con un rosso di 53,8 milioni; i ricavi sono scesi a 160,7 milioni, con una perdita dell'8,9 per cento sullo stesso periodo 2011. Sono cifre capaci di far passare la voglia a più di un candidato acquirente. 
Ombre sul Sole. Il presidente della Confindustria, Giorgio Squinzi, è un uomo pratico e di poche parole. E soprattutto non ama raccontare ai quattro venti quello che fa o ha in mente di fare. Lui fa, decide e poi comunica. Così si sta comportando anche con il Sole24Ore, la casa editrice controllata appunto dalla Confindustria. Ha commissionato un check up della situazione del quotidiano e di tutto il resto e pare non ne abbia tratto motivi di soddisfazione. In poche parole la situazione contabile-finanziaria non va e bisogna trovare dei rimedi. Per la redazione, che ha già conosciuto i contratti di solidarietà, si preparano altre sorprese e non piacevoli.
Rcs agitata. Non sono solo gli azionisti di RcsMediagroup ad agitarsi. Oggi i redattori dei periodici della casa editrice si riuniscono in assemblea per decidere se affidare al Comitato di redazione un pacchetto di dieci giorni di sciopero. La ragione è semplice. I giornalisti sentono voci e leggono indiscrezioni di inevitabili chiusure delle loro testate, con conseguenti tagli di posti di lavoro. Hanno chiesto di essere ricevuti dai vertici aziendali (sia quelli della periodici, sia quelli della holding) ma finora non hanno avuto risposta. La tensione così è salita e si è arrivati all'ipotesi del megasciopero.

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