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TOBIN TAX/ La tassa sulla speculazione non funzionerà, ecco le prove

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4 - Si tratta di una legge complessa e molto dipenderà da come verrà attuata.
Occorre decidere l’aliquota. Attualmente si ipotizza lo 0,1% sugli scambi di titoli (esclusi quelli di Stato) e lo 0,01% sui derivati. Si tratta di transazioni molto diverse sia per la natura, che per i volumi e per le finalità. Anche se l’aliquota più bassa sembrerebbe favorire i derivati, considerato che il valor medio è pari a 100.000 euro con un costo medio di 3 euro, con la Tobin Tax aumenterebbe di 25 euro e quindi avrebbe un costo totale di 28 euro con un aumento del 930% sul costo della transazione. Altro aspetto importante è che verrebbe applicata solo ai saldi di fine giornata escludendo tutte le posizioni chiuse. Questo vorrebbe dire escludere tutte quelle transazioni ad altissima frequenza generate dai modelli matematici che sono ormai quelle prevalenti tra i grandi investitori e quelle che più destabilizzano i mercati. La Tobin Tax esclude proprio la fascia a più alta criticità. Infine, pur essendo introdotta in ogni singolo Paese, dovrà essere coordinata a livello europeo, cosa ovvia a livello teorico ma non di facilissima attuazione pratica.

5 - Chi desidera colpire i patrimoni dovrebbe considerare che l’Imu rappresenta già una patrimoniale, che la tassazione sui redditi di capitale è passata dal 12,5% al 20%, che l’imposta di bollo che nel 2012 era pari allo 0,1% sarà portata nel 2013 allo 0,15%. Il risparmio italiano, già indebolito da molteplici fattori, rischia di indebolirsi ulteriormente e rendere più problematica la ripresa.

6 - L’ammontare ipotizzato dal Governo per la Tobin Tax è leggermente superiore al miliardo di euro. Stime più conservative parlano di 175 milioni per i titoli e di 50 milioni per i derivati per un totale complessivo pari a 225 milioni. Se queste sono le cifre, la Tobin Tax non inciderà sul bilancio dello Stato, ma avrà creato una serie di costi aggiuntivi e un freno all’economia. Sarà un tributo pagato all’ideologia statalista e interventista.

 

Cosa occorrerebbe

La vera ingiustizia è consentire ad alcuni investitori di operare trattenendo i profitti e scaricando i rischi sulla collettività. Questo avviene consentendo alle banche di raccogliere il risparmio (che deve essere tutelato e protetto) e di investirlo non per finanziare l’economia ma per speculare. In questo modo le banche arrivano a investire fino a 30 volte il capitale di cui dispongono, assumendo quindi grandi rischi e ottenendo, fin che va bene, grandi profitti. I dirigenti ottengono premi stratosferici come quota dei profitti generati. Non è la loro abilità ad aver generato questi profitti, ma il trasferimento di rischi a carico di ignari risparmiatori.

Quando si opera con leve molto elevate è facile ottenere grandi profitti, ma anche grandi perdite. Chi investe 25 volte il proprio capitale di fronte a una oscillazione negativa del 4% vede azzerato il proprio capitale. Il guaio è che quando queste perdite si verificano occorre correre a salvare le banche che vengono salvate con i soldi del contribuente. La scelta è imposta dal fatto che, se falliscono le banche, tutta l’economia implode. Ecco come le perdite sono scaricate sulla collettività mentre i profitti vengono conservati dagli speculatori.


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