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Economia e Finanza

TOBIN TAX/ La tassa sulla speculazione non funzionerà, ecco le prove

Nonostante le buone intenzioni, la Tobin Tax che si vuol introdurre in Italia rischia di causare dei danni importanti mancando il suo obiettivo principale. PIETRO DAVOLI ci spiega il perché

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Per secoli la finanza è stata al servizio dell’economia. Nel tempo si è andata evolvendo, ha generato nuovi strumenti e ha esteso le aree di intervento. Fino al 1990 gli strumenti finanziari erano pari a un decimo dell’economia reale. Nel 1999 si assiste al sorpasso, cioè in quell’anno vengono creati un totale di strumenti finanziari superiore alla ricchezza prodotta in tutto il mondo. La corsa non si arresta e nel 2011 gli strumenti finanziari superano di 11 volte l’intero Pil mondiale.

La finanza da strumento è diventata un fine ed è in grado di assoggettare l’economia, la politica e la vita di miliardi di persone. Gli effetti sono sotto gli occhi di tutti: concentrazioni di potere incredibili, crescenti instabilità dei mercati, difficoltà a sviluppare l’economia attraverso il lavoro e l’utilizzo delle risorse disponibili. Anche le risorse “naturali” quali acqua, miniere, prodotti agricoli sono sempre più oggetto di speculazione. Il potere si sposta da chi produce a chi acquista il diritto di comperare e/o vendere quei beni a condizioni sempre più sofisticate.

Occorre fare qualcosa per frenare la speculazione e arginare la rabbia di chi vede aumentare il divario tra i tanti sempre più poveri e i pochi sempre più ricchi. Invertire questa tendenza significa toccare interessi colossali e le resistenze che si incontrano sono fortissime. Ecco allora spuntare il palliativo: la Tobin Tax. Si dà un contentino a chi protesta, a quanti desiderano colpire i ricchi e poi si possono spendere fiumi di parole per occultare i veri problemi. Nel seguito vedremo perché la Tobin Tax non funzionerà e cosa invece sarebbe necessario fare per intervenire efficacemente nel settore finanziario.

Perché la Tobin Tax non funzionerà

1 - L’Italia ha troppe tasse. Ha bisogno di ridurre le spese, la burocrazia, la complessità, i tempi di risposta, di aumentare la produttività. La Tobin Tax è un aggravio che oltre a pesare sull’economia induce a pensare che si possa continuare a finanziare la spesa pubblica introducendo nuove tasse.

2 - In teoria dovrebbe gravare sui ricchi, su coloro che muovono grandi patrimoni o che si lanciano in speculazioni. Di fatto finirà per colpire i piccoli operatori che non possono ricorrere a soluzioni sofisticate, gli esportatori che devono tutelarsi dai rischi di cambio. I grandi patrimoni potranno facilmente collocarsi nei numerosi paesi che non applicano questa tassa, al momento adottata solo in 11 paesi europei, mentre restano esclusi Usa, Asia, Inghilterra per non parlare dei vari paradisi fiscali. In Italia, oltre a un aggravio di costi, potremmo assistere a una significativa riduzione delle attività finanziarie e la perdita di molti posti di lavoro nel settore degli investimenti.

3 - Alcuni esempi dovrebbero far riflettere. Tassare i ricchi è sempre difficile. La tassa sui natanti ha fatto diminuire le entrate perché ha svuotato i porti italiani, spingendo molti proprietari di imbarcazioni a trasferirsi. Nel 1984 la Svezia deliberò una Tobin Tax che introduceva un prelievo dello 0,5% su ogni acquisto di titoli azionari e sulle stock option. Nel 1986 la tassa fu innalzata all’1% assoggettando anche le obbligazioni. Le transazioni crollarono bruscamente e il mercato finanziario svedese migrò sulla piazza londinese. Il gettito fiscale fu solo un quarto di quello ipotizzato. Nel 1992 la Svezia fu costretta a cancellare la tassa, ma il danno era ormai compiuto e sono stati necessari ben 15 anni per tornare agli stessi volumi del 1984.