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GIGANOMICS/ Monti e Draghi: i perché del duello sul supercommissario

Pubblicazione:mercoledì 31 ottobre 2012

Vignetta di Claudio Cadei Vignetta di Claudio Cadei

I duellanti. Pensavamo che fossero i due personaggi pubblici italiani più in sintonia; che la pensassero quasi allo stesso modo su tutte le principali questioni dell'economia; che non potessero esserci contrasti di fondo fra loro. Invece il presidente del Consiglio, Mario Monti, e il presidente della Banca centrale europea (Bce), hanno duellato a distanza su un tema decisivo: la creazione e il ruolo del supercommissario europeo che dovrebbe vigilare sui bilanci degli Stati membri e verificare che nessuno, magari dopo aver chiesto soccorso finanziario ai partner, usi poi quei fondi messi a disposizioni in maniera scriteriata.

I due hanno duellato, come è nella loro natura, con grande stile e fair play. Monti si è concesso anche una battuta: “A Draghi – ha detto – mi uniscono molte cose, compreso il nome di battesimo”. Però sulla sostanza non è arretrato di un millimetro: il suo punto di vista è che l'Europa si è già dotata di tutti i paletti necessari per essere virtuosa:  c'è il Trattato di Maastricht, il patto di stabilità, il fiscal compact. Se questi strumenti non servono a diffondere fra tutti gli Stati membri la virtù finanziaria, allora vuole dire che sono stati concepiti male ed eventualmente  vanno rivisti e resi più efficaci; ma la creazione del commissario-controllore sarebbe sbagliata, sarebbe una figura che inevitabilmente andrebbe a sovrapporsi al presidente del Bce, rischiando a volte di entrare addirittura in rotta di collisione con lui. Il che risulterebbe imbarazzante e potenzialmente devastante per l'area euro.

Monti sta a Roma e guida uno dei governi più difficili che abbiano salito gli scaloni di Palazzo Chigi. Come potrebbe far accettare alla sua altalenante, rissosa e composita maggioranza che lo sostiene in Parlamento un commissario che, di fatto, sarebbe un superiore dello stesso governo su tematiche chiave come la finanza pubblica? Draghi sta a Francoforte, mal tollerato dai tedeschi che non rinunciano mai (anche se non lo dicono) all'idea che sulla sua poltrona dovrebbe essere sedere uno di loro, in quanto la Germania è il Paese leader dell'Unione e in assoluto il più virtuoso di tutti. Il presidente della Bce  deve trovare un modus vivendi con i potentissimi azionisti di riferimento dell'Europa: per questo ha detto che tutti gli Stati membri, appunto per dare forza alla Ue, dovrebbero accettare una riduzione della propria sovranità. Di qui l'appoggio all'idea del supercommissario lanciata dalla Cancelliera Angela Merkel. Ma il fatto è che il supercommissario non renderebbe più forte l'unione, ma la Germania. E su questo punto, Monti e Draghi, pur avendo lo stesso nome, nutrono idee opposte.

Rimane. La buona notizia è che la Fiat non chiuderà altri stabilimenti in Italia: lo ha annunciato ieri ufficialmente, aggiungendo che metterà in cantiere nuovi modelli; punterà anche su quelli di alta gamma, i più remunerativi; cercherà di giocarsi le sue carte con l'esportazione, visto che in Italia non ci sono tracce di possibile ripresa nell'immediato futuro. La cattiva notizia è che più o meno le stesse cose le avevamo sentite dire quando venne trionfalmente presentato il progetto Fabbrica Italia. Finito come si sa.


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