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FINANZA/ 2. Francia, Grecia e petrolio: le verità portate a galla dai numeri

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Francois Hollande (Infophoto)  Francois Hollande (Infophoto)

A chi mi chieda cosa debba leggere o guardare per capire veramente fino in fondo la crisi che stiamo vivendo, consiglio sempre di mettere a budget 14 euro e comprare il dvd di “Inside job”, il film-documentario del regista premio Oscar, Charles Ferguson. In 104 minuti a metà tra la crime-story e l’inchiesta giornalistica vecchia maniera, vengono svelati nomi e cognomi di chi, già sul finire degli anni Novanta, ha creato le condizioni per il crollo di Lehman Brothers, per la bolla dei mutui subprime e per l’aumento esponenziale dei contratti derivati, qualcosa come 35 triliardi di dollari che gravano sulle nostre teste ticchettando come bombe a orologeria.

Il problema principale, infatti, è che la crisi ha reclamato due vittime eccellenti: la fiducia, polverizzata da politici, regolatori e banchieri marci fino al midollo e l’informazione, ridotta a velina degli interessi di cinque banche d’affari, tre agenzie di rating e dei loro sodali che siedono nei vari Parlamenti. Diciamoci la verità: voi vi sentite informati davvero su questa crisi? Sentite che i media vi dicono la verità, tutta, senza guardare in faccia potenti, conflitti d’interessi e propri editori, in molti casi banche e industrie che siedono nei cda dei gruppi editoriali? Io non credo.

Prendiamo il caso della Francia. Da quando Francois Hollande è al potere, sembra che Oltralpe la giustizia sociale trionfi e il Paese prosperi. Mah. Sapete quanto porterà nelle casse dello Stato la demagogica tassa del 75% sui redditi milionari? Duecento milioni di euro. Vi sembra una cifra risolutiva? Direte voi, almeno è un segnale. Verissimo, ma la Francia, i cuginetti spocchiosi, hanno bisogno ben’altro che di un segnale.

Qualche dato, dal settore privato d’Oltralpe, reso noto lunedì. Un barometro dell’economia reale francese è la vendita di nuove automobili registrata attraverso l’immatricolazione: bene, a settembre si è registrato un crollo del 18,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, trend in accelerazione e che vede il dato year-to-date, ovvero da inizio anno a oggi, in calo del 13,9%. Insomma, numeri peggiori del settembre 2008, quello maledetto del crollo Lehman e i peggiori in assoluto dall’inizio della crisi.

Fiat va male? Certo, ma PSA Peugeot Citroen, leader del mercato francese, come va? Un calo solo del 5% a settembre grazie all’introduzione del nuovo modello compatto Peugeot 208 ma year-to-date il dato ci dice che le vendite sono giù del 18,4%, mentre Renault fa peggio: -33,4% il dato di settembre, mentre quello da inizio anno ci dice -19,8%. E i competitor europei, come si comportano sul mercato francese? Volkswagen -17,4%, quasi stesso dato per Bmw e Mercedes, mentre General Motors (Opel, Chevrolet) ha registrato un -20,8%, Ford -31,5% e Fiat -38,4%.



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