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DOPO IL CDM/ Ancora tasse nell'agenda dei "sogni" di Monti

Pubblicazione:venerdì 5 ottobre 2012 - Ultimo aggiornamento:venerdì 5 ottobre 2012, 9.20

Il presidente del Consiglio Mario Monti (InfoPhoto) Il presidente del Consiglio Mario Monti (InfoPhoto)

Guai a sottovalutare l'impatto delle novità sulle start up, per cui è finalmente prevista l'arma dell'incentivo fiscale. O, ancor di più, le misure per detassare  la produttività che il governo si accinge a varare entro pochi giorni. Ma l'esecutivo non ha i mezzi per tentare uno sprint. Monti, che lo sa bene, ha impostato una gara da mezzofondo. Anzi, una maratona che potrà premiare nel tempo il Paese purché sappia dosare le forze non infinite di cui dispone. 

E' con questo spirito che va valutata l'agenda digitale. Certo, non è chiaro il legame diretto tra lo “sviluppo” evocato dal pacchetto di misure varato ieri dal Consiglio dei ministri e l'introduzione del documento digitale unificato, la tessera elettronica in cui si unificheranno carta d'identità e libretto sanitario. Una riforma sacrosanta, per cui gli italiani avrebbero anche pagato volentieri e che invece ci verrà concessa gratis (tanto si pagherà da un'altra parte). Ma anche una riforma che arriva tardi, dopo numerose false partenze, scontri tra lobbies e rivalità tra le amministrazioni pubbliche. In Spagna, tanto per intenderci, la tessera unica è una realtà da non pochi anni. Meglio tardi che mai.

Val la pena ricordarlo quando inizia l'ultimo semestre della legislatura. Un arco di tempo in cui non è possibile chiedere all'esecutivo miracoli. Mario Monti, da buon accademico, sa che l'unica road map possibile passa dalla ripresa dei mercati finanziari; in queste settimane, come ha rilevato Mario Draghi, si è registrato un notevole afflusso di capitali nelle banche italiane. Si tratta di quei quattrini fuggiti a partire dall'estate 2011 per timore della  rottura della zona euro o ancor di più del rischio che l'Italia fosse condannata a un inevitabile default.

Ora, passata la grande paura, l'Italia, che continua a rendere quasi quattro punti percentuali in più della Germania, torna a piacere. Se il fenomeno non verrà  interrotto dalla crisi di Spagna o di Grecia, è lecito attendersi che tra qualche mese le banche italiane potranno riaprire i cordoni della borsa e aumentare gli impieghi senza temere nuove, improvvise e devastanti  crisi di liquidità. Nel frattempo le aziende migliori, anche di piccole medie dimensioni, potranno approvvigionarsi sul mercato  obbligazionario e ridurre, in parte, il gap che le separa dai concorrenti del Nord Europa.

E' questo l'unico, ma non banale percorso possibile. Purché i fuochi d'artificio della politica casereccia non provochino smottamenti di terreno lungo la via Monti.  Ma, a scanso di equivoci, è bene che il senatore a vita non scambi più le aule parlamentari o le conferenze stampa per una lezione alla Bocconi. 



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