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BANCHE & POTERE/ Sapelli: una legge "alla finlandese" per combattere i poteri forti

Pubblicazione:sabato 6 ottobre 2012

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L'Eba, l'autorità bancaria europea, ha appena messo le principali banche europee sotto la lente di ingrandimento per verificarne la solidità patrimoniale. Ma i compiti per gli istituti di credito non sembrano essere finiti. Il gruppo di lavoro di undici tecnici presieduto dal governatore della banca centrale finlandese, Erkki Liikanen, ha infatti pubblicato un rapporto atteso da tempo. Nelle 130 pagine che lo compongono, il dossier fortemente voluto dal Commissario al mercato unico, Michel Barnier, suggerisce una separazione tra attività rischiose e attività di deposito nei singoli gruppi bancari. Come ha spiegato lo stesso Liikanen, questa divisione renderebbe più solide le banche, limitando “il rischio implicito o esplicito dei contribuenti nelle contrattazioni dei gruppi bancari”. Per commentare questo progetto di riforma ilsussidiario.net ha interpellato Giulio Sapelli, professore ordinario di Storia economica all'Università degli Studi di Milano.

 

Professore, come giudica gli obiettivi del progetto bancario?

 

Quanto si sta cercando di attuare rappresenta senza dubbio un passo avanti nella direzione giusta. La proposta di separare le attività di banca commerciale da quella di banca d'affari è stata invocata già da molto tempo da Paul Volcker e successivamente ripresa dal governatore della banca d’Inghilterra, Mervyn King. Si tratta di un passaggio fondamentale a cui bisognava pensare già da molto tempo, perché proprio l’attività di rischio da parte dell’oligopolio finanziario mondiale è stata la causa del perseverare della crisi.

 

Quali sono i principali vantaggi di questa operazione?

 

Senza dubbio si abbasserebbe quella quota di patrimonio di cui dispone una banca universale e con cui di fatto mette a rischio i depositanti stessi. Questa riforma farebbe dunque sì che si non si usi più la liquidità che offerta dalla massa dei depositanti, ma soltanto dalla ben più piccola schiera degli investitori, cioè coloro che sanno perfettamente quali rischi si stanno assumendo. Questo è però solamente il primo passo.

 

Quale invece quello successivo?

 

Quello di impedire gli eccessi di rischio, ma soprattutto eliminare quelle che io chiamo “dark pools”, le “piscine oscure” in cui si vendono strumenti, presentati come assicurativi sulla mancata soddisfazione del debito, che successivamente danno invece altri profitti alle banche e rovinano invece gli indebitati. Questi prodotti vengono venduti senza alcun controllo da parte della Federal Reserve o della Sec negli Stati Uniti, ma anche nelle principali banche europee. Questa riforma può essere dunque davvero importante, ma solo se accompagnata da un controllo sugli strumenti finanziari. Non sono dell'idea che sia opportuno abolire i derivati che, se ben usati, possono invece essere utili, ma è quanto mai necessario che siano regolamentati. C’è poi un ulteriore aspetto da considerare.

 

Quale?


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COMMENTI
06/10/2012 - Banche e Potere (Diego Perna)

Direi banche al potere, si capisce meglio. Ormai facciamo finta che tutto vada bene e che se si ricapitalizzano le banche attraverso i fondi salvastati togliendo all'economia reale, questo sia per il nostro bene. Ormai che lo spread non è più a 550/600 e Mib guadagna il 2, 3 % di tanto in tanto mette in pace tutti i vocati alla comunicazione mediatica italiana, cosicchè sembra di vivere nella rinascita del ns paese. Di Sapelli ce ne vorrebbero di più, soprattutto al Tg1, che sembra il telegiornale del paese dei balocchi. Buona Serata