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FINANZA/ I numeri per dare il via alla "rimonta" italiana

Pubblicazione:martedì 9 ottobre 2012

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Oggi il tasso di disoccupazione è l’11% delle forze lavoro. Nell’Europa a 27, gli “occupati in attività dipendenti” dell’Italia sono i penultimi in termini di orari settimanali effettivi di lavoro. Secondo stime mai smentite, su base annua un “occupato” italiano lavora un numero di ore di lavoro inferiore al 40% di quelle effettivamente lavorate da un “occupato” americano.

Inoltre, l’invecchiamento della popolazione, in parte dovuto alla mancanza di una politica per la famiglia, l’età mediana (quella attorno alla quale si addensa la maggior parte di uomini e donne) degli elettori italiani sta raggiungendo i 50 anni - quando moltissimi contano gli anni che li separano dalla pensione, non investono guardando al lungo periodo (specialmente se non hanno figli), non innovano e tanto meno si dedicano al venture capital o simili. Le prospettive sono di una società grigia e sempre più povera di reddito e - ciò che è più grave - di idee.

Questo percorso sembra irrevocabilmente segnato. Le tendenze demografiche richiedono tempi lunghi perché se ne tocchino con mano gli effetti: un programma volto a ridurre il tasso d’invecchiamento avrebbe i suoi primi effetti verso il 2040 - dopo due generazioni di precariato alla ricerca del lavoro che i migliori andranno a trovare all’estero.

Tuttavia, un “dibattito proibito”, per riprendere il titolo di un libro di Jean Paul Fitoussi, su questi temi, fa solo danno. È urgente aprirlo e approfondirlo. Al fine di esaminare come cambiare tracciato.



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