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GEOFINANZA/ Inghilterra contro Germania: da che parte sta l'Italia?

Nessuno ne parla, ma a una attenta analisi il Regno Unito si starebbe preparando ad abbandonare l'Unione europea. E intanto la disoccupazione cresce. L'analisi di MAURO BOTTARELLI

David Cameron, foto InfoPhoto David Cameron, foto InfoPhoto

I dati sulla disoccupazione, europea (11,6%) e italiana (10,8%, dato peggiore da venti anni a questa parte), emersi ieri non aggiungono nulla a quanto ho scritto martedì: il rigore ha generato solo più crisi, la medicina sta uccidendo il malato più del virus che lo ha contagiato. I dati del debito greco lo confermano: il prossimo anno l'economia ellenica si contrarrà del 4,5% e la ratio debito/Pil toccherà quota 189,1%. Complimenti alla troika e alle sue ricette.

In compenso, in sede di discussione sul budget Ue, alla minaccia di veto già avanzata dalla Gran Bretagna, si è aggiunta ieri quella francese, con Hollande sulle barricate per difendere gli scandalosi sussidi agricoli di cui godono i contadini d'Oltralpe. Evviva, siamo veramente in ottime mani. 

La cosa che maggiormente mi inquieta, però, è il silenzio tombale che accompagna quella che è l'unica, vera notizia di questi giorni: la Gran Bretagna, di fatto, è fuori dall'Ue. Rimane membro a livello nominalistico, nulla di più. E, come scrissi penso almeno due anni fa, entro breve formalizzerà l'addio, probabilmente tornando nell'Efta e garantendosi così rapporti commerciali ed economici privilegiati con l'Ue, ma non soggiacendo alle regole del SuperStato tedesco.

E la questione più grave non è l'attacco all'Unione lanciato ieri da David Cameron durante il suo intervento ai Commons, con toni da far impallidire la Thatcher del vertice di Fontainebleu, né la guerra sul Budget, di fatto un classico della politica estera inglese, ma il fatto che sottotraccia Londra ha avviato le pratiche per chiamarsi fuori dal cosiddetto "Pillar III" della giurisdizione europea, ovvero le materie riguardanti giustizia e affari interni (il "Pillar I" regola il mercato unico mentre il "Pillar II" gli affari esteri). 

Avete capito bene, la Gran Bretagna sta ritirandosi dal recepimento di 130 direttive, tra cui il mandato di cattura europeo, Eurojust e il Public Prosecutor europeo. Frutto della scelta compiuta a suo tempo da Tony Blair, il quale negoziò il diritto all'output dal "Pillar III" da esercitarsi prima che la Corte di Giustizia Europea ottenga primazia assoluta su queste materie nel 2014, divenendo di fatto la Suprema Corte del continente e svuotando di significato i vari legislatori e organi di giustizia nazionali. Theresa May, ministro della Giustizia britannica, ha scelto di utilizzare quel diritto di rinegoziazione.