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GIGANOMICS/ Trenitalia si dà al calcio mentre Fiat continua a “crollare”

Per questioni di sponsorizzazione Trenitalia devia i treni dove fa più comodo alle squadre di calcio, mentre Fiat perde terreno in Borsa. Le pillole di GIANNI GAMBAROTTA

Vignetta di Claudio Cadei Vignetta di Claudio Cadei

Ad squadram. In un Paese che ha fatto delle leggi ad personam l’undicesimo comandamento (imponendo contestualmente che le tavole si incomincino a leggere dal fondo) non ci si può stupire se Trenitalia introduce le fermate impreviste ad squadram. È successo martedì: il Frecciarossa Napoli-Roma-Firenze-Bologna-Milano, secondo quanto raccontato da decine di viaggiatori e da una denuncia del Codacons, dopo Bologna ha fatto una deviazione, è uscito dalla linea dell’alta velocità andando sui binari del traffico normale, e si è fermato a Parma. Qui è scesa dal treno la squadra della Roma al completo, che il giorno dopo avrebbe incontrato al Tardini i padroni di casa (partita poi persa 3-2). Scaricati Totti &. c. finalmente il Frecciarossa è ripartito arrivando a Milano Centrale con 40 minuti di ritardo. I viaggiatori imbestialiti hanno protestato con la Polfer e con i responsabili delle ferrovie.

Il lato più incredibile della vicenda è la risposta di Trenitalia alle proteste. Hanno detto in sostanza: “Noi abbiamo annunciato con l’altoparlante che il treno avrebbe fatto una tappa fuori programma e lo abbiamo anche scritto sui tabelloni degli orari. E comunque va bene: rimborseremo il 25% del prezzo del biglietto ai viaggiatori e così la chiudiamo. Anche se...” Anche se? “Anche se non capiamo perché si faccia tanto chiasso: noi abbiamo accordi analoghi con altre squadre come Juventus, Milan e Lazio delle quali siano vettori ufficiali”. Ma abbiamo capito bene? Io compro oggi un biglietto per il Frecciarossa Milano-Roma per un giorno della prossima settimana perché ho un impegno di lavoro, e può succedere che di nuovo quel treno faccia una capatina a Parma perché devono giocarci la Juve o il Milan? È così? Che cosa me ne importa che in stazione venga dato l’annuncio con l’altoparlante? Io ormai sono stato buggerato e devo prendere quel treno lì e subire la tappa calcistica. Ma davvero una follia di questo genere è stata codificata, scritta in un contratto? Davvero qualcuno si è impegnato, in caso di partite di una di quelle quattro squadre, a far girare i convogli dove più fa comodo infischiandosene dei passeggeri che hanno comprato un biglietto per avere un servizio prestabilito? Ma è una cosa incredibile. È come se l’Alitalia dirottasse il Milano-Napoli su Bologna per dare un passaggio all’Inter attesa in casa dalla Lazio. E allora perché non si può mandare ogni tanto il tram numero 1 sul tragitto del 19 per favorire una bocciofila in trasferta? Ma il signor Mauro Moretti, amministratore delegato di Trenitalia, può fare tutto quello che vuole con i treni dello Stato? E non c’è nessuno che lo controlli. Questo è davvero diventato un Paese delle banane e non solo per colpa del signor B.

La misura di Rosy. Il presidente del Partito Democratico, Rosy Bindi, ieri sera era a Otto e mezzo, la trasmissione della 7 condotta da Lilli Gruber. Ha parlato bene di Bersani, male di Renzi, con sufficienza di Grillo, e avanti così. Insomma, tutte le banalità del suo bagaglio. Infarcite da un intercalare che le è caro: “nella misura in cui”. A noi che avevamo 20 anni nel ‘68 fa venire in mente le rivolte giovanili, il movimento studentesco, le occupazioni delle università, eccetera: quello che si chiama, appunto, il’ 68. Roba datata, decisamente vecchia. È sicuro Matteo Renzi di voler abbandonare la linea della rottamazione?