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MONITO MONTI/ Chi prenderà il mio posto dovrà continuare la via del rigore

Pubblicazione:sabato 10 novembre 2012

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Poche speranze per gli italiani, almeno a giudicare dal monito che oggi il presidente del consiglio Mario Monti ha rilasciato parlando durante una telefonata ascoltata pubblicamente nel corso dell'incontro "La società civile si incontra e propone", organizzato da Mario Baldassarri. Per Monti infatti chiunque sarà il suo successore a capo del governo dopo le prossime elezioni dell'aprile 2013, dovrà continuare la via del rigore inaugurata da lui. Dunque ancora tagli, tasse e austerità? E' quello che pare suggerire Monti. Per il premier infatti è meglio prestare meno attenzione al nome del futuro candidato di qualunque parte, destra o sinistra (il riferimento è ovviamente alle intense battaglie per le leadership nel centro sinistra e nel centro destra), e invece pensare di più ai contenuti. "Chi mi succederà prosegua sulla via del rigore" ha detto aggiungendo che gli italiani vogliono la verità e sono in grado di capirla. Un nuovo monito alla politica dunque in un momento in cui i partiti guardano invece al loro ritorno da protagonisti sulla cena italiana dopo i mesi di congelamento dovuti al governo cosiddetto dei tecnici. Il nuovo premier dunque dovrà continuare a preoccuparsi di rigore, crescita ed equità sociale. Le sue, ha detto ancora, sono  "attività di governo iniziate, ma che raccomanderei, se mai mi venisse chiesto un parere, a chi mi succederà di sviluppare e di sviluppare molto meglio e in modo molto più profondo". Ha poi detto che la dura esperienza di governo da lui fatta (che è stata invece durissima per coloro che sono stati governati, ha spiegato) gli ha fatto capire una cosa importante: "Non è impossibile cercare di dire la verità agli italiani e che è possibile che la capiscano". Ha poi sottolineato quanto a lui sta sempre molto a cuore, e cioè l'importanza dell'Unione europea e del ruolo che vi svolge l'Italia. Gli sforzi di risanamento compiuti da nostro paese, ha detto, ci permettono adesso di agire in modo più credibile in Europa, "perché l'Ue, con le sue politiche, si orienti in un senso che l'Italia contribuisce a definire e non semplicemente a recepire".


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