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Economia e Finanza

TOBIN TAX/ Un "affare" per lo Stato (e gli speculatori)

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Più di un anno fa, in altra sede (qui), profetizzai che “all’atto pratico la Tobin Tax sarà ridotta, e forse prenderà la forma di una tassazione di svantaggio sui soli profitti finanziari e non sulla operatività in sé (cioè non sarà una Tobin Tax)”. Effettivamente questa proposta è sul tavolo, si parla di tassare non l’operazione in sé, bensì il profitto ottenuto (differenza tra due operazioni di segno opposto), e sembra essere la via più percorribile. Certo, i profitti da attività speculativa subirebbero una frazionale decurtazione, ma sparirebbe quel freno totale almeno per una certa fascia di operazioni o per un certo (breve) termine.

Tutto ciò però rafforza l’impressione che l’obiettivo non sia la “protezione del mercato dalla speculazione”, bensì il mero “far cassa”. D’altra parte una vera Tobin Tax rischia effetti collaterali devastanti, tra cui il calo della liquidità del mercato e con esso un immediato scalino verso l’alto dei tassi di interesse (giusto quel che si vuol evitare), oltre che un blocco di attività per un sistema bancario che già passa momenti non facili.

Detto questo, si capisce anche come sia possibile che la Tobin Tax permetta la convergenza delle posizioni italiane francesi e perfino tedesche: non sarà una Tobin Tax.

 

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