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Economia e Finanza

TOBIN TAX/ Un "affare" per lo Stato (e gli speculatori)

Sembra che presto la Tobin Tax diventerà realtà in alcuni paesi europei. LEONARDO BAGGIANI ci spiega quali sono i limiti di questa nuova tassa pensata per frenare la speculazione

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Sta arrivando la Tobin Tax? Parrebbe di sì, e pure appoggiata da un significativo numero di paesi: unico punto in grado di unificare le posizioni di Italia, Francia e Germania. In realtà, dopo anni di discussioni è ancora da vedere la forma precisa di tale tassazione, il che è importante anche per definire “se” questa sarà una Tobin Tax o cos’altro. L’obiettivo sembra essere “introdurre una imposta che freni la speculazione, liberi i prezzi di Borsa dal bieco gioco al ribasso dei grandi fondi, e quindi protegga il risparmio, nonché i titoli di Stato”; tassare le operazioni finanziarie in quanto tali sembra essere la logica soluzione.

Osservando i sali-scendi dei tasso di cambio che, seppur di breve durata e ampiezza limitata, erano fonte di incertezza - e quindi un freno - per il commercio internazionale, Tobin propose di tassare il volume stesso di questa attività finanziaria: una piccola “imposta” avrebbe reso anti-economica tale speculazione. Da qui a reinterpretare, come ai giorni nostri, la Tobin Tax quale contrasto alla speculazione finanziaria sui titoli di Stato, il passo è breve. Non ci si ricorda però che l’approccio di Tobin riguardava la sola volatilità (verso l’alto e verso il basso) di breve periodo, nella consapevolezza che i movimenti di lungo periodo, strutturali e di ampiezza significativa, non possono (e non devono) venir contrastati. Un “tremito” è una cosa, i fondamentali sono un’altra.

Per capire la differenza immaginiamo un titolo il cui prezzo sia 100 e una Tobin Tax in senso proprio, ad esempio come imposta dello 0,5% sull’importo dell’operazione di acquisto/vendita del titolo. Nessuno scambierà il titolo finché i target di prezzo oscillano all’incirca tra 99 e 100 perché il guadagno sul prezzo verrebbe “mangiato” dalla Tobin Tax. Se pensiamo di vendere a 100 per ricomprare il titolo quando il prezzo sarà sceso di quasi un punto, ad esempio a 99,005, ci aspettiamo di pagare uno 0,5 di Tobin Tax subito e come minimo un altro 0,495 al successivo riacquisto per ogni titolo, per una imposta totale di 0,995 che si mangia esattamente il lucro spuntato sul prezzo per ogni titolo; nessuno rischia un’operazione per nulla o per rimetterci, e questo vale in un intorno del prezzo pari a circa due volte la Tobin Tax (sia verso l’alto che verso il basso) e magari anche oltre (pensando di poter riacquistare a 99 il guadagno complessivo dell’operazione sarebbe di solo 0,005 a titolo, il che potrebbe non bastare a compensare il rischio). Rese anti-economiche queste operazioni, la loro mancanza farebbe restare stabile il prezzo del titolo da “proteggere”. La speculazione è sconfitta.