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FINANZA/ Grecia o Germania: chi “staccherà la spina” all’euro?

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Nel mio ultimo articolo avevo preso nota delle parole di Mario Draghi: “Di una cosa sono sicuro: se vogliamo ristabilire la fiducia nell’eurozona, i paesi devono cedere a livello europeo una parte della loro sovranità perché hanno già adottato delle misure che sarebbero apparse impensabili un anno fa, ma non sono sufficienti. Molti governi non hanno ancora capito di aver perso la loro sovranità nazionale da molto tempo perché si sono pesantemente indebitati e sono alla mercé dei mercati finanziari”.

Su queste parole, avevo riportato il commento di Borghi Aquilini, il quale giustamente aveva notato come il ragionamento era stato rovesciato, per cui Draghi aveva confuso e scambiato le cause con gli effetti: non era il debito ad aver causato la perdita di sovranità, ma la perdita di sovranità sulla moneta è stata quella che ha condotto all’espansione del debito.

Detto questo, Draghi propone come medicina proprio quello che invece è stata ed è causa dell’infezione: un’ulteriore cessione di sovranità. Ma dove si fermeranno? Ovviamente il grande obiettivo della finanza internazionale non è la semplice rovina, ma l’acquisto a prezzi stracciati di beni e aziende italiane, meglio se coinvolte in qualche scandalo (magari creato ad arte) per deprezzarne ulteriormente il valore.

Tutto questo presuppone che gli stati, invece che collaborare in unione di intenti avendo come obiettivo il bene comune, si fronteggino in competizione sul piano economico e infine sul piano politico. Tale competitività è emersa anche nella recentissima notizia, secondo la quale Germania, Olanda, Finlandia Svezia e Gran Bretagna bloccano i 670 milioni del Fondo di solidarietà europeo per ripagare i danni del terremoto in Emilia. E si tratta dell’Emilia, non di una regione inefficiente o sprecona o invasa dalla criminalità organizzata. E qui occorre comprendere bene le motivazioni di questo atteggiamento: proprio perché si tratta di una regione laboriosa, le cui aziende sono in concorrenza sul mercato europeo con quelle tedesche, la motivazione profonda appare evidente; si tratta di un mezzuccio ignobile per far fuori la concorrenza italiana.

Ma per completare il ragionamento, occorre pur dire che qui non manca solo un’unità europea politica. Qui manca pure l’unione monetaria. Noi viviamo nella gigantesca illusione di un’unione monetaria solo perché la moneta utilizzata in Italia e all’estero porta lo stesso nome e la stessa colorazione. Ma non abbiamo la stessa moneta.


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COMMENTI
11/11/2012 - considerazioni (francesco taddei)

l'unica possibilità di mantenere una sovranità nazionale è che gli stati si diano obiettivi comuni a lungo termine, lasciandosi libertà di manovra per raggiungerli. ma dopo 10 anni di buone intenzioni chi è causa del suo mal... Invece sulla questione dei fondi ai terremotati emiliani dovremmo tutti riflettere sul fatto che per i nordici (quando va bene) siamo paesi periferici, quando è peggio usano un terremoto o una crisi finanziaria per metterci al tappeto e soffiarci le eccellenze. e per i "migliori" chi non è europeista è antidemocratico,populista,estremista....