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GIGANOMICS/ Grilli, Ocse e Casaleggio, i nuovi "futurologi" dell’economia

Garibaldi contro Solferino. Una chiacchierata con un gruppo di colleghi giornalisti del Corriere della Sera, di questi tempi, non mette di buonumore, non è un tonico per l’ottimismo. Sono depressi, dicono di avere la sensazione che un treno stia per travolgerli, ritengono che la loro corazzata non abbia ancora individuato una rotta precisa. Se la pensano così loro, che vivono nel primo gruppo editoriale italiano, allora vuol dire che il clima in generale dell’editoria è ancora peggio di quanto si pensi. Non c’è da stare allegri. In particolare, i giornalisti del Corriere sono perplessi di fronte al nuovo amministratore delegato, Pietro Scott Jovane. Per carità, in maniera unanime è ritenuto meglio del suo predecessore Antonello Perricone (ma per questo bastava poco), però ancora non capiscono esattamente dove voglia andare. Ha fatto fuori senza tanti complimenti una prima linea di manager e questo è stato apprezzato, visti i risultati ottenuti dalla vecchia gestione. Ma ora fa circolare voci di tagli, chiusure, interventi drastici, senza però dare indicazioni concrete. Creando un clima di incertezza, timore, disaffezione, mai utile a un’azienda e meno che mai a una casa editrice.

C’è poi un punto che non capiscono: quello che riguarda la sede del quotidiano, in via Solferino 28 a Milano, dove ci sono le redazioni appunto del Corriere della Sera e della Gazzetta dello Sport. L’azienda, si sa, vorrebbe spostare tutti nei palazzi di Crescenzago, periferia di Milano, e mettere in vendita lo storico edificio. Questo permetterebbe di portare a casa un bel gruzzolo di milioni indispensabili a rimettere ordine nei conti, senza costringere gli azionisti a sottoscrivere un aumento di capitale. L’operazione è complessa (c’è un problema di vincoli d’uso) e non piace ai giornalisti. Però non è che siano saliti sulle barricate al grido di “Solferino o morte” come sembra far intendere l’azienda. La verità è che quel trasloco non renderebbe granché. A poche centinaia di metri in linea d’aria dalla sede del Corriere, attorno alla stazione Garibaldi, sta per essere ultimato un quartiere direzionale con grattacieli e migliaia di metri quadrati nuovi di zecca pronti a essere venduti o affittati a chiunque sia in cerca di uffici. Sono spazi moderni, più funzionali e meno costosi di quelli che offrirebbe lo storico palazzo di via Solferino. Quest’ultimo ha un suo fascino, non ci sono dubbi, ma con l’aria che tira oggi, chi compra immobili fa i conti con molta attenzione e non è disposto a mettere milioni in operazioni di pura immagine. E questo vale anche per il settore della moda, che sembrava il destinatario naturale dei prestigiosi uffici occupati da De Bortoli, Mieli, Spadolini, ecc. Insomma, i giornalisti ritengono che sia meglio non fare quel trasloco non perché sarebbe un oltraggio alla tradizione del Corriere della Sera, ma perché si risolverebbe in un cattivo affare. Uno dei tanti nella storia recente della prima casa editrice italiana.

 

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