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GIGANOMICS/ Monti si “distrae” tra patrimoniale ed esodati e su Telecom si fionda Sawiris

Pubblicazione:martedì 13 novembre 2012

Vignetta di Claudio Cadei Vignetta di Claudio Cadei

I barbari al telefono. E pensare che avevamo già schierato le truppe al Monginevro, al Brennero, ad attendere riguardando in armi i barbari pronti a calare in Italia e che ci aspettavamo proprio dal nord, segnatamente dalla Francia e dalla Germania; orde selvagge decise a conquistarsi i nostri gioielli salvati da precedenti razzie, le nostre banche, le poche industrie buone rimaste a questo Paese che sta conoscendo il tremontiano fantasma della libertà. E invece eccoli che arrivano dal sud, dal mondo arabo e senza neppure il sostegno finanziario del petrodollari che ormai schiudono tutte le porte. Ecco infatti l’imprenditore egiziano Naguib Sawiris intenzionato a sottoscrivere un aumento di capitale a lui riservato in Telecom Italia che lo porterebbe a controllare circa il 30% della società di telecomunicazioni presieduta da Franco Bernabè. La notizia, anticipata come rumor dal Wall Street Journal, è stata confermata dallo stesso gruppo di tlc dopo che la Consob aveva a lungo insistito perché venisse fatta chiarezza e che la si smettesse di far finta di niente lasciando che il titolo in Borsa facesse la gioia di qualcuno. Alla fine la società ha ammesso: “Sì, abbiamo ricevuto una manifestazione di interesse in questo senso: La valuteremo”. Bernabè sorridente ha aggiunto: “Se qualcuno guarda a noi, vuol dire che c’è fiducia nell’Italia e nelle società italiane”. Il ministro dello Sviluppo, Corrado Passera, ha confermato che per il Paese è una buona notizia.

I giornali italiani, in genere, hanno applaudito. Ma non c’è da farci molto caso: Telecom è un big spender pubblicitario e questo le procura una certa attenzione positiva da parte dei media. L’operazione va vista con calma, perché non se ne conoscono i termini. Si parla di un aumento di capitale riservato a Sawirs che porterebbe 5 miliardi nelle casse aziendali, permettendo di ridurre lo stratosferico indebitamento e/o di fare investimenti per crescere soprattutto all’estero. Con l’aumento però il finanziere egiziano arriverebbe quasi al 30%: al di sotto della soglia che farebbe scattare un oneroso obbligo di opa (offerta pubblica di acquisto sul restante capitale), ma al di sopra della Telco che con il suo 22,5% è attualmente l’azionista di riferimento. La Telco è una scatola costituita solo per parcheggiare quel pacchetto di Telecom Italia: i suoi azionisti sono la spagnola Telefonica (47%), Mediobanca, IntesaSanpaolo e Generali. Che cosa significherebbe per loro l’arrivo di Sawiris? Sarebbe un liberi tutti? È stato o sarà negoziato anche questo aspetto, decisivo, della questione: comunque la si voglia vendere, qui si sta parlando del passaggio di proprietà del più importante gruppo italiano delle telecomunicazioni.

Qualcuno ha scritto: “Sawiris, che ha già un know how di tlc essendo stato proprietario di Wind, sarebbe il nuovo partner industriale de Telecom”. Ma Sawiris non è un industriale, è un finanziere come dimostra proprio la vicenda Wind: l’ha comprata dall’Enel, poi la venduta alla russa Vimpelcom in cambio di cash e di azioni della stessa Vimpelcom. Azioni che, poco dopo, ha rivenduto guadagnandoci. Quindi un finanziere puro, di quella stessa razza di compratori-venditori che non ha fatto un gran bene alle economie di tanti Paesi, Italia compresa. È questo che piace a Bernabè, a Passera, agli attuali azionisti italiani di Telecom? Si? E allora, avanti Sawiris.



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