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GIGANOMICS/ Monti si “distrae” tra patrimoniale ed esodati e su Telecom si fionda Sawiris

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Vignetta di Claudio Cadei  Vignetta di Claudio Cadei

Il patrimonio di Monti. Il patrimonio di Mario Monti si basa sulla sua credibilità, sulla stima che circonda la sua persona, sull’apprezzamento per il suo operato, considerato sempre serio e responsabile anche quando non è condiviso. Ma ora, e scusate il gioco di parole, questa sortita sulla patrimoniale rischia di compromettere il patrimonio che ha accumulato in un anno di buona politica e buon governo. Prima di tutto sembra la battuta di un politico in campagna elettorale. Meglio, sembra una mossa per conquistare simpatie anche dal pubblico di sinistra che ha nel suo programma proprio una tassazione di questo tipo. Monti sa benissimo che una simile misura sarebbe iniqua. Nel Paese degli evasori i cui capitali sono quasi sempre irraggiungibili, si colpirebbero solo quelli che legittimamente hanno guadagnato con il lavoro, la professione, i profitti di un’attività imprenditoriale. Sarebbe un modo per demonizzare la ricchezza, definendola comunque e sempre qualcosa di sospetto, di negativo, da punire. “Il denaro è sterco del demonio”, si diceva secoli fa. È una subcultura che l’ipotesi della patrimoniale riporta di moda. Alla faccia delle meritocrazia.

C’è un altro aspetto tecnico da non sottovalutare e che è stato messo a fuoco con la consueta lucidità da Federico Fubini su Il Corriere della Sera di oggi. Un Paese con un debito pubblico del 126% del Prodotto interno lordo e che ogni mese deve rinnovarlo piazzando Bot, Btp e quant’altro sui mercati internazionali, deve trattare con grande cura i capitali e non metterli in allarme con affermazioni (seguite da smentite) da choc. I depositi bancari dei privati (cittadini e imprese) valgono 1.400 miliardi, ricordava sempre Fubini. Spaventarli potrebbe indurli a cercare alternative, magari all’estero. È quella famosa fuga di capitali cui ha fatto cenno lo stesso Monti e che sarebbe rovinosa per il Paese.

Ultima osservazione. Anche se mirata solo sui più ricchi, questa è comunque una nuova tassa imposta a un Paese che dà al fisco più di qualsiasi altro nel mondo occidentale. È sensato? E i fondi a che cosa servirebbero? A continuare a pagare rimborsi elettorali ai partiti (anche se tagliati, sono sempre ingentissimi), vitalizi alle varie Minetti, stipendi a presidenti di Regioni più alti di quello Obama? A tenere in vita una galassia di municipalizzate, strumento dei politici locali per mantenere le proprie clientele? Ci si aspettava da questo governo un intervento deciso in materia, che invece non c’è stato. Allora sarebbe meglio trovare qui le risorse, piuttosto che con una patrimoniale che rischia solo di essere controproducente. Una famiglia, quando ne ha bisogno, può anche decidere di vendere l’argenteria di casa. Ma non per giocarsela ai cavalli.

 

L’altalena degli esodati. Altra cosa che ci si aspetta da un governo tecnico è che conosca la tecnica dell’amministrazione pubblica. E questa vicenda degli esodati francamente lo fa dubitare. Chi si ricorda quante volte è stato sbagliato e rettificato il numero di questo esercito di persone rimaste senza stipendio e senza pensione? E quante volte è stato detto che la copertura era stata trovata, poi persa, poi recuperata? Ieri è stato annunciato che finalmente la questione è risolta. Speriamo sia la volta buona.


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