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Economia e Finanza

LEGGE STABILITA’/ Esodati e cuneo fiscale, il “tesoretto” per gli italiani è già finito

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L’Italia è in mezzo al guado. Ha iniziato un’opera di risanamento che implica, nella prima fase, un rallentamento dell’economia e che potrà dare frutti solo continuando e portando a compimento il lavoro intrapreso. Un’eventuale interruzione e la conseguente perdita di credibilità avrebbe un effetto devastante. Già occorrerà far fronte a parecchie negatività non imputabili all’Italia e se a queste si aggiungessero gravi dissidi interni, la situazione diventerebbe particolarmente critica. In ogni caso la recessione continua, le risorse scarseggiano ed è importante mantenere la coesione sociale e dimostrare che i sacrifici sono utili.

Per questo il Governo è impegnato a offrire almeno qualche segnale di incoraggiamento e ripresa. Inizialmente aveva ipotizzato un taglio dell’Irpef di 6,7 miliardi nell’arco di tre anni. Poi si è scatenato un vivace dibattito sulle possibili alternative: cuneo fiscale, aiuto e sostegno alle famiglie, copertura agli esodati. Tutti propositi lodevoli e meritevoli di tutela. Il guaio è che occorre scegliere, essendo impossibile soddisfare tutte queste richieste e mantenere i saldi invariati. Il dibattito è ancora in corso, ma ormai si profila la soluzione che privilegia in primo luogo il cuneo fiscale, la cui riduzione è ritenuta indispensabile per dare competitività al sistema, e in secondo luogo i mezzi per allargare la protezione ai cosiddetti esodati, nome unico dietro il quale esistono realtà piuttosto diversificate.

Per questo è facile ipotizzare che non resteranno soldi per la famiglie, nonostante l’Udc ne abbia fatto la propria bandiera e ponga questa esigenza in cima alle priorità. Anche le altre destinazioni non sono in grado di cantare vittoria, perché cercando di distribuire i vantaggi questi, una volta ripartiti, finiscono per dimostrarsi esigui.

La riduzione del costo del lavoro, come ipotizzata, sarebbe talmente ridotta, una volta distribuita tra i vari beneficiari (forse 50 o al massimo 100 euro al mese) da non riuscire a incentivare il lavoro e l’occupazione, ma finirebbe per essere una redistribuzione di reddito. Il guaio è che fino a che non si riescono a tagliare i costi l’economia non potrà ripartire e non ci saranno risorse da distribuire.

Per gli esodati ogni tanto si parla come se il problema fosse risolto, poi si scopre che mancano i fondi e gli stanziamenti necessari sarebbero enormi mentre quelli reperiti sono molto contenuti. È il classico circolo vizioso che non si riesce a spezzare perché le classi dominanti sono feroci nella difesa dei loro privilegi.