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FINANZA/ Germania e Francia danno un calcio a Monti

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Mario Monti (InfoPhoto)  Mario Monti (InfoPhoto)

Che cosa può fare ancora di utile e coraggioso il presidente del Consiglio? Mettere Cgil e Confindustria con le spalle al muro per portare a casa un accordo sulla produttività. Sarebbe un segnale importante. In fondo, quando Monti ha incontrato Hu Jintao, il presidente cinese (ormai ex) gli ha detto che lui apprezzava soprattutto la riforma del mercato del lavoro. Un comunista liberista. Ma sono tutte cose che produrranno effetti positivi nel medio periodo. E nel breve?

È evidente che l’Italia deve sostenere la domanda, perché produzione e produttività sono legate da un comune destino. E sostenerla con effetti neutri sul bilancio pubblico. Quale bilancio? Quello al netto del sostegno congiunturale, come prescrivono gli stessi accordi europei. La Germania intende invece al lordo, senza capire che così l’economia viene spinta sul piano inclinato, riducendo le entrate e peggiorando deficit e debito. Ma anche se Monti puntasse i piedi per far rispettare le intese, i margini sarebbero pochi.

La ripartenza, d’altra parte, deve avvenire dal lato degli investimenti non dei consumi. Anche per gli effetti sulla bilancia dei pagamenti: più consumi significa più import di prodotti che l’Italia non produce. Il boom dei telefonini è paradigmatico: da un lato mostra che c’è ancora capacità di spendere in beni non primari da parte di una classe media impoverita, ma tutt’altro che povera; dall’altro dimostra che così facendo peggiorano i conti con l’estero. Mentre paesi come la Francia hanno deciso di fare concorrenza con una vera e propria svalutazione fiscale: 20 miliardi di riduzione di imposte e contributi, due terzi ai profitti e un terzo ai salari è un colpo che deve spingere anche l’Italia a reagire.



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