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Economia e Finanza

FINANZA/ Germania e Francia danno un calcio a Monti

L’Eurogruppo e l’Ecofin si sono chiusi per l’ennesima volta con un rinvio sulla questione greca. Una tattica miope che, spiega STEFANO CINGOLANI, coinvolge anche l’Italia

Mario Monti (InfoPhoto)Mario Monti (InfoPhoto)

Il terzo salvataggio (o quarto o quinto, chi li conta più) della Grecia è rinviato. Intanto il Parlamento di Atene ha approvato un’altra manciata di tagli in seduta notturna tra domenica e lunedì, assediato dalla quotidiana manifestazione di protesta in piazza Syntagma. E ieri la Grecia ha emesso un po’ di titoli per mandare avanti almeno la gestione corrente. Avanti così, come nulla fosse.

La Banca centrale europea stampa le nuove banconote della serie Europa con un’immagine della mitica fanciulla rapita da Zeus. Quanto piace la Ellade simbolica e quanto poco la repubblica ellenica dei debiti e di una crisi dalla quale non si riprenderà per una generazione. Intanto, si rinvia. Anche per la Spagna. Il governo di Madrid potrebbe chiedere aiuto all’Ue, anzi dovrebbe, ormai ci sono anche gli strumenti pronti e ben oliati. Mariano Rajoy invece tentenna. Perché è un uomo indeciso, perché è orgoglioso o perché così vuole Berlino?

Forse per tutte e tre le cose messe insieme. Angela Merkel non si può far vedere in giro. È andata a Lisbona e l’hanno accolta anche lì con la svastica; non erano i camerati di Alba Dorata, bensì i compagni dei sindacati (magari quelli dell’ala più radicale). È vero, l’austerità in Europa non ha innescato né rivolte, né rivoluzioni, ma sta provocando una deriva lenta, uno scivolamento verso questa depressione psicologica, vociante e impotente.

Nessuno dei problemi di fondo è stato risolto. Nessuna delle crisi più gravi è stata curata fino in fondo. La Banca centrale europea ha offerto unguenti, antipiretici e molte parole. Per il resto, si attende. Chi, che cosa? Un deus ex machina? Si passa di vertice in vertice, sperando che il prossimo sia risolutivo. Non è che a giugno non sia successo niente, per carità. Sono emersi segnali interessanti di volontà politica comune, Frau Angela ha fatto melina, ha trattato, ha imposto di suoi paletti, alla fine ha accettato che il meccanismo di salvataggio vedesse la luce. Poi basta. Parole e rinvii.

Questa tattica miope vale anche per l’Italia. Il governo Monti si è perso nel labirinto del tempo. Basti guardare alla legge di stabilità scritta e riscritta dal Parlamento e dal Governo, con i tira e molla sulle imposte, le false partenze, le promesse non mantenute, gli annunci intempestivi. Niente è più venuto fuori, dopo i proclami dell’estate, sulla vendita del patrimonio pubblico. Dovevano essere venti miliardi l’anno per cinque anni, così aveva detto Vittorio Grilli, ministro dell’economia. Invece, non si è visto nemmeno un centesimo. Quanto allo sviluppo… quisquilie. Non parliamo di liberalizzazioni e privatizzazioni: di consistente, solo Snam rete gas che dall’Eni passa alla Cassa depositi e prestiti, poco più che una partita di giro.

La tempesta s’è placata e ciò riduce l’urgenza, quanto meno in Italia. Ma la carica di tensione attraversa ancora i mercati. Lo si vede dallo spread che ieri è risalito a 370 punti base. Ormai da molti mesi non scende. Lavoce.info, nel celebrare il compleanno del governo Monti, ha pubblicato la curva dei Btp e dei Bonos rispetto al Bund tedesco, durante questi dodici mesi. Si vede chiaramente che la riduzione si è fermata a settembre e dal 15 ottobre in poi è in risalita. Tutti in Italia pensano solo alle elezioni, ma di qui ad aprile ci sono cinque mesi e se la marcia dei tassi continua torneremo oltre i 500 punti base.