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GIGANOMICS/ Pisapia "svende" gli Ambrogini e Telecom resta senza guida

Pubblicazione:giovedì 15 novembre 2012 - Ultimo aggiornamento:giovedì 15 novembre 2012, 16.59

Vignetta di Claudio Cadei Vignetta di Claudio Cadei

L’Ambrogino Pisapia. È un principio economico: quando qualcosa si inflaziona vale di meno. Si sa. Ed è quanto sta succedendo agli Ambrogini, i premi che ogni anno il Comune di Milano assegna ai cittadini che hanno fatto qualcosa di significativo, da ricordare. Del premio - e come potrebbe essere diverso - si impossessano i politici che vogliono premiare loro amici o sostenitori, o persone che con le loro azioni sono diventate simbolo di una parte politica. Perciò ogni anno si assiste allo spettacolo poco edificante di una fazione che critica, attacca fino all’insolenza il candidato dell’altra, e viceversa. Per salvare capra e cavoli, come si usa dire, si è presa l’abitudine appunto di allargare il numero dei premiati in modo che questo sistema inflazionistico accontenti un po’ tutti. Succede come nella formazione dei governi: si moltiplicano le poltrone per soddisfare le aspirazioni delle diverse parti che sostengono l’esecutivo. Per gli Ambrogini di quest’anno, il sindaco, Giuliano Pisapia, ha preso in esame un numero davvero considerevole di candidati: quando si presenteranno per la premiazione sembreranno un tour organizzato, di quelli che seguono la guida con la bandierina in mano perché non si perdano. È una strada che ha suscitato molte critiche. Fra queste ce n’è una particolarmente significativa: è una lettera aperta al Sindaco proprio sul tema degli Ambrogini scritta dall’Avvocato Mario Fezzi, milanese doc e uno dei più noti giuslavoristi italiani. Fezzi ha mandato la lettera anche a Giganomics. Ed eccola qui:

“Gentile Signor Sindaco,

lo spettacolo offerto in questi giorni dal Consiglio Comunale che si è accapigliato per individuare i soggetti cui conferire l’Ambrogino d’Oro e le altre onorificenze milanesi, mi ha ricordato molto da vicino i suk arabi nei quali si contratta su tutto, anche sulle persone (tu dai un Sallusti a me, io do un Cossutta a te...). Peraltro, nulla di nuovo, rispetto agli anni passati. Non credo però che sia questo lo spirito che ha portato all’introduzione delle onorificenze milanesi. Ma credo anche che lo scopo fosse quello di premiare soggetti che si erano straordinariamente distinti per meriti particolari, nella nostra città. Ora, sia detto senza nessuna offesa per i premiati, mi pare anche che negli anni si sia un po’ largheggiato nell’attribuire onorificenze a persone degnissime, ma lontane da quello standard di eccezionalità che dovrebbe contraddistinguere chi viene insignito di un premio così prestigioso come l’Ambrogino. Le chiedo allora di voler seriamente valutare l’ipotesi di modificare radicalmente la procedura per l’assegnazione dell’Ambrogino. Un solo Ambrogino all’anno e solo per meriti davvero straordinari. Se nessuno lo merita, si può anche saltare un anno. In questo modo, deflazionando radicalmente l’Ambrogino, lo si renderebbe automaticamente anche molto più importante.
La ringrazio per l’attenzione che spero vorrà dedicare a questa mia.
Con molti auguri di buon lavoro.

Mario Fezzi”.

Questa era la lettera con la proposta dell’Avvocato Fezzi. Come dargli torto?


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