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FINANZA/ Bortolussi (Cgia): Draghi ha ragione, anche sui tagli c'è uno "spread" con la Germania

Pubblicazione:venerdì 16 novembre 2012

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Le manovre del Governo ammontano, complessivamente, a circa 210 miliardi di cui oltre il 70% sono costituite da ulteriori tasse. Per il resto, si tratta di tagli. Non tanto agli sprechi, quanto ai servizi.

I soliti tagli lineari.

Esatto. Attuati, di norma, per scontentare tutti contemporaneamente, onde evitare di dover discutere con categorie che si sentono particolarmente penalizzate.

Lei, a questo punto, cosa suggerisce?

Occorre tagliare gli sprechi effettivi. A partire da un serio monitoraggio su quei 7mila enti pubblici che costano allo Stato svariati miliardi di euro e la cui utilità è spesso particolarmente dubbia. E’ necessario, inoltre, incidere su realtà quali società immobiliari, o esternalizzazioni attuate al solo scopo di aggirare particolari normative e che non hanno alcuna ragione di esistere; anche in questo caso, si tratta di costi enormi e ingiustificati, frutto del proliferare di consigli d’amministrazione e dell’assenza di qualsivoglia economia di scala. Altra materia sulla quale intervenire radicalmente è il grave deficit infrastrutturale.

Questo cosa c’entra con i tagli?

Semplice: se gli autobus non funzionano, le famiglie usano l’automobile. Il che, comporta evidentemente costi aggiuntivi per tutta la collettività.

E i costi della politica?

Vanno tagliati, siamo tutti d’accordo; ma si tratta di pochi milioni a fronte di un taglio che deve ammontare a decine e decine di miliardi di euro. Quel che conta è che le inefficienze della Pubblica amministrazione fan sì che la spesa per farla funzionare ci costi 11 punti di Pil, mentre in Germania solo 7; 4 punti di differenza, equivalenti a circa 64 miliardi euro. In sostanza, è necessario iniziare a convergere su una media di spesa europea. Attraverso un sano federalismo che applichi il criterio dei costi standard, e sia solidale, attraverso un opportuno sistema di trasferimenti, nei confronti di quelle regioni che, pur avendoli rispettati, sono in deficit.

 

(Paolo Nessi)



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
16/11/2012 - Freno alle tasse con modifica art. 81 Costituzione (Carlo Cerofolini)

Per porRe fine alla fregola tassassinatrice dei governi occorre porre in Costituzione un tetto massimo alla pressione fiscale totale - modificando l'art. 81 - sia delle persone fisiche che delle imprese e che non può superare il 33%. Inoltre sempre in Costituzione va pure indicato che la spesa pubblica non può superare il 35% del Pil (ora siamo al 50% circa = 800 miliardi annui e quindi occorre un piano di rientro) perché si va in stagnazione al 42% e in recessione quando questa supera tale percentuale.