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Economia e Finanza

FINANZA/ Bortolussi (Cgia): Draghi ha ragione, anche sui tagli c'è uno "spread" con la Germania

Secondo GIUSEPPE BORTOLUSSI, per poter realmente incidere sulla spesa pubblica occorre, anzitutto, snidare quegli sprechi che ci costano 4 punti di Pil in più della Germania

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Posto che il risanamento e la messa in sicurezza dei conti pubblici fosse la priorità assoluta, anche allo strumento adottato dal governo Monti per farvi fronte - l’aggravio fiscale - si dovrà pur imporre un limite: «Il consolidamento della finanza pubblica deve essere basato sul calo della spesa corrente e non sull'aumento delle tasse», ha detto chiaramente Mario Draghi nel corso dell'inaugurazione dell'anno accademico della Bocconi. Cos’ha fatto, da questo punto di vista, l’esecutivo in carica e cosa dovrebbe fare? Lo abbiamo chiesto al segretario della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi.

Come valuta le affermazioni del presidente della Bce?

Diciamo, anzitutto, che per anni il meccanismo della spesa pubblica ha previsto che prima si spendesse e solo successivamente si individuassero le coperture per le spese effettuate. Laddove i soldi non si trovavano, si risolveva la questione indebitandosi. Un’esperienza traumatica per il Paese a cui si è sommata, come inevitabile conseguenza, l’enorme pressione tributaria cui siamo giunti oggi. Il primo cambiamento imposto dalla circostanza, quindi, riguarda il metodo.

Cosa intende?

E’ opportuno che un Governo si domandi quante tasse, ragionevolmente, è in grado di prelevare. Ovvero, a quanto ammonterà, realisticamente, il gettito e fino a che punto un cittadino può sopportare l’imposizione fiscale. E’ l’unico modo per agire secondo uno schema che individui le priorità, invece che disperdere risorse semplicemente per accontentare tutti. Per intenderci: quando un buon padre di famiglia sa esattamente di quanti soldi dispone, agisce di conseguenza. Magari decidendo che quell’anno non potrà comprarsi la macchina nuova, ma dovrà usare i soldi a disposizione per far studiare i figli. Detto questo, dobbiamo pur sempre ricordare che il risanamento, se finora è stato realizzato aumentando le tasse, è perché così voleva l’Europa.

Quindi?

Quindi trovo, tutto sommato, contraddittorio l’atteggiamento di Draghi; Monti sta pur sempre applicando le direttive contenute in una lettera del 2011 indirizzata dalla Bce all’allora Governo Berlusconi. Certo, ai tempi il presidente della Bce era Jean Claude Trichet. Ma non mi risulta che Draghi, prima di essere nominato al suo posto, non fosse già partecipe o pienamente consapevole degli indirizzi dell’Eurotower. Né che abbia mai sconfessato o preso le distanze da quella lettera.

Può descriverci la situazione cui siamo giunti oggi?


COMMENTI
16/11/2012 - Freno alle tasse con modifica art. 81 Costituzione (Carlo Cerofolini)

Per porRe fine alla fregola tassassinatrice dei governi occorre porre in Costituzione un tetto massimo alla pressione fiscale totale - modificando l'art. 81 - sia delle persone fisiche che delle imprese e che non può superare il 33%. Inoltre sempre in Costituzione va pure indicato che la spesa pubblica non può superare il 35% del Pil (ora siamo al 50% circa = 800 miliardi annui e quindi occorre un piano di rientro) perché si va in stagnazione al 42% e in recessione quando questa supera tale percentuale.