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FINANZA/ Così l’Italia fa "harakiri" su famiglie e imprese

Pubblicazione:domenica 18 novembre 2012 - Ultimo aggiornamento:martedì 20 novembre 2012, 9.03

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L’immagine più facile per descrivere le prospettive dell’economia italiana in questo momento è quella di un automobilista che si trova di fronte a un bivio: in teoria può scegliere la strada da percorrere, ma entrambe rischiano di portarlo sul ciglio di un burrone. La prima strada è quella dell’austerità, del pareggio di bilancio a tutti i costi, dell’aumento delle tasse: l’effetto è quello della recessione, della brusca frenata dell’economia, dell’aumento della disoccupazione, del crescente disagio sociale. La seconda strada potrebbe essere quella di ritornare a far crescere la spesa pubblica, ridando spazio a una (illusoria) politica keynesiana, rinunciando non solo ai vincoli, ma anche alla solidarietà europea.

Le strade sono due, ma è come se ci fossimo cacciati in un tragico vicolo cieco. Perché sia la prima strada, quella che stiamo percorrendo, sia la seconda, che resta puramente teorica, non possono che provocare enormi contraccolpi negativi. Il tutto aggravato in ogni caso dalla sostanziale inefficienza dello Stato a cui si unisce l’incompiuta dimensione europea dove si è realizzata un’unione monetaria senza avere alla base una reale armonia delle politiche di bilancio.

A proposito di queste ultime, in verità, gli economisti che vanno per la maggiore, e che pensano in inglese e scrivono in italiano, chiamano banalmente “politiche fiscali” quelle che correttamente si dovrebbero definire “politiche di bilancio”, perché comprendono sia i meccanismi delle entrate, il fisco appunto, sia le decisioni che riguardano la spesa pubblica. È forse per questo - permettetemi la battuta - che ogni volta che un documento internazionale parla della necessità di un’adeguata “fiscal policy” gli italiani, politici o economisti che siano, pensano solo a aumentare le tasse invece di intervenire sia sulle entrate che sulle spese.

Il dato di fatto degli ultimi anni, compreso l’ultimo scorcio del Governo Berlusconi-Tremonti, è che nella drammatica ricerca di chiudere le falle in un Paese che ha uno dei debiti pubblici più alti del mondo si è attuata una drastica politica fiscale che ha colpito sia i redditi, sia i consumi, sia i patrimoni immobiliari (con l’Imu) e finanziari (con le nuove tasse di bollo). E con una prospettiva tutt’altro che incoraggiante se è vero, come è vero, che si annuncia all’orizzonte una nuova imposta patrimoniale, vagheggiata dalle sinistre più o meno estreme.

Siamo in un momento in cui comunque non è certamente facile indicare delle soluzioni che possano almeno avviare l’uscita dalla crisi, ma questo non giustifica il fatto che si possa o si debba da una parte continuare nelle politiche sbagliate e dall’altra indicare interventi che non farebbero altro che aggravare ancora di più le condizioni in cui si trovano le famiglie e le imprese.


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COMMENTI
18/11/2012 - Situazione complessa (Luca Rossini)

La crisi che ha investito l'Europa e il mondo non può certo essere imputata al governo di un singolo paese. Concordo con l'articolo, il debito e l'elevata tassazione sono il notro problema, e si può superare solo con il taglio della spesa pubblica, in particolare quella della P.A.. Ma è chiaro che una operazione del genere richiede un governo forte e, per quanto Monti abbia prestigio personale, è continuamente sottoposto a ricatti delle forze "politiche" che lo sostengono. Temo purtroppo che se non si arriverà a una maggioranza politica forte alle prossime elezioni, ne vedremo delle belle.

 
18/11/2012 - Monti Draghi e le luci dei tunnel (Diego Perna)

Qualcuno mi dovrebbe togliere un dubbio che mi perseguita da un pò di tempo, e cioè: come mai con chi parlo parlo di come vanno le cose, tutti mi rispondono, quelli che hanno botteghe o laboratori o fabbriche o sono professionisti, architetti , ingegneri ecc. che non sanno più come fare per tirare avanti, come pagare i mutui, come pagare tasse e contributi, perché non c' è piú lavoro e quel poco che c' é é malpagato, mentre Monti gongola e si da la lode per come ha lavorato quest' anno. Sono io che sono fuori dalla realtá , o sono questi tecnici che hanno le traveggole ? Sino a quanto li dobbiamo sopportare, non è ancora giunto il momento di prendere coscienza che é ora di cambiare ? Ci stanno rovinando e noi stiamo ancora a guardare, cosa deve accadere affinché ci diamo una mossa e c'è li togliamo dai piedi? buona giornata e buona domenica....è anche buona fortuna