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Economia e Finanza

IMU/ Perché l'Italia non ci difende dall'Europa?

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È importante che sia fatta valere anche all’interno del dibattito europeo la diversità degli enti non profit rispetto ai soggetti che svolgono le proprie attività con finalità lucrativa e in un regime di libera concorrenza. 

Tale diversità è profonda: dal punto di vista organizzativo, questi enti spesso vedono la presenza significativa di soggetti volontari, anche negli organismi di governance;  dal punto di vista giuridico, l’appartenenza a categorie o albi creati per tipologie di soggetti non lucrativi li assoggetta a molti e pesanti vincoli nello svolgimento dell’attività e a molti controlli. In tal senso, la soggettività non lucrativa non è neutra rispetto alle modalità di svolgimento delle attività e alla ricaduta di tali attività sulle persone che fruiscono delle stesse. 

Inoltre, le attività sono di frequente svolte dagli enti in collaborazione con i soggetti pubblici e a tutti gli effetti costituiscono una parte significativa dei servizi pubblici locali, e senza di esse la pubblica amministrazione non sarebbe in grado di garantire ai cittadini quei servizi e quelle cure che pur il nostro ordinamento prevede.

Tali forme  di collaborazione – siano esse convenzioni o sistemi di accreditamento − regolamentano le modalità di svolgimento delle attività e in molti casi i relativi corrispettivi. Normalmente i costi di queste attività non sono interamente coperti da denaro pubblico per la situazione di grave carenza di risorse da destinare a servizi di interesse generale da parte dello Stato e dalle sue ramificazioni.

Si potrebbe andare avanti a lungo a descrivere “l’anomalia italiana”: una anomalia che esprime qualcosa di ancora presente nel nostro Dna; un impeto al bene di cui custodire e ricercare le radici, che incomprensioni e delegittimazioni non stanno riuscendo fino in fondo ad intaccare.

Gli enti non profit più di tutti stanno pagando il ritardo nella realizzazione delle riforme fiscali ed assistenziali e i problemi economici e finanziari dello Stato e delle pubbliche amministrazioni. 

Il costo rappresentato dall’Imu, per soggetti spesso già economicamente vacillanti, potrebbe essere la celebre “goccia che fa traboccare il vaso”.

Eppure i dati relativi all’occupazione, ai servizi prestati, alle ore di lavoro gratuito e ai beni distribuiti gratuitamente da questi enti sono impressionanti.  

Quando si ha il compito di rappresentare l’Italia in ambito anche europeo, l’esistenza di questa trama libera di solidarietà e sussidiarietà dovrebbe essere la cosa che si racconta con orgoglio, e con onore. 

Per queste ragioni la sfida sull’Imu, che è solo l’ultimo dei tanti problemi che mettono a repentaglio la sussistenza dei nostri enti non profit,  ha però fatto emergere senza ambiguità i termini di una sfida importante e paradigmatica; una sfida che ha a che fare con un’idea di società che riconosce la libertà e la responsabilità personale − con tutto ciò che questa posizione umana genera − e di dialogo europeo teso a valorizzare le eccellenze, contro la facile scorciatoia dell’uniformità.

 

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