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IMU/ Perché l'Italia non ci difende dall'Europa?

Pubblicazione:lunedì 19 novembre 2012

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È notizia recente il parere del Consiglio di Stato in merito alla bozza di regolamento Imu, che rigetta le parti del regolamento considerate sanzionabili in sede europea per mancato rispetto della disciplina sulla concorrenza.

Il parere fa riferimento al diritto dell’Unione europea, di fatto riproponendo i contenuti della Comunicazione della Commissione sull’applicazione delle norme dell’Unione europea in materia di aiuti di Stato (G.U. n. C-8 dell’11 gennaio 2012) pubblicata nel mese di gennaio 2012.

La tesi di fondo, pur semplificando estremamente, è la seguente: laddove si sia in presenza di corrispettivi, diversi da quelli di importo simbolico e non commisurati al costo effettivo del servizio, la prestazione è di carattere economico e dunque da assoggettare a Imu. Il parere propone alcune attenuazioni di questo principio (per le attività recettive, ad esempio, rette che si discostano  da quelle di mercato non fanno venire meno il diritto all’esenzione), che però non contraddicono l’idea di fondo di economicità del servizio sancita in sede europea.

Nella bozza di regolamento non pare, inoltre, essere positivamente affrontato l’annoso problema dell’utilizzo diretto della struttura e della decadenza dall’agevolazione per chi ospiti nei propri locali, anche a titolo gratuito, enti non commerciali che pur svolgano attività agevolate dalla normativa Imu. 

Inoltre, ricordiamo che l’esenzione è da sempre applicabile solo agli enti definiti dalle norme tributarie non commerciali, essendo esclusi da tale definizione gli enti che svolgono attività di prestazione di servizi organizzati in forma di impresa. La definizione di ente non commerciale è oggetto di molte interpretazioni e spesso è tradotta dall’amministrazione finanziaria in modo assai restrittivo.

Siamo pertanto in presenza dell’ennesimo provvedimento assunto perché ce lo chiede l’Europa, a fronte del quale, però, sorgono alcune domande. Una fra tutte: le disposizioni europee sulla concorrenza sono adeguate a descrivere e normare i soggetti e le attività del non profit italiano?

Per quanto riguarda l’ambito europeo, siamo in un momento di evoluzione degli strumenti e del pensiero in materia di imprenditoria sociale. Si pensi all’importante documento presentato nel mese di novembre 2011 dalla Commissione europea relativo alla “iniziativa per l’imprenditoria sociale”, della quale viene colta ed evidenziata la specificità. Questo documento, infatti, pone le basi per il riconoscimento di una economicità non finalizzata alla distribuzione di utili, ma alla creazione di un valore sociale.

Per quanto riguarda il nostro Paese, la percezione di una non comprensione della posta in gioco cresce con il tempo che passa. Basti pensare che il dibattito intorno alla questione Imu continua a scivolare nelle sacche ideologiche del “pro o contro le agevolazioni alla Chiesa”, senza voler comprendere ciò che è invece palese: innanzitutto sono tutte le organizzazioni non profit ad essere implicate; in secondo luogo, si tratta di realtà senza le quali il peso della crisi sul nostro Paese sarebbe stato probabilmente insostenibile, con un prezzo ancora più alto in termini di persone colpite e di drammi umani e sociali.


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