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REDDITEST/ Il commercialista: tutti i “trucchi” per superare la prova del redditometro

Pubblicazione:lunedì 19 novembre 2012

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REDDITEST, I CONSIGLI DEL COMMERCIALISTA PER ESSERE PRONTI AL REDDITOMETRO Domani sarà ufficialmente presentato il redditest. Un software che entrerà nelle case degli italiani per consentirgli di verificare di essere in regola con il pagamento delle tasse. Un vero e proprio redditometro “fai da te”. Il funzionamento è semplice: si inseriscono tutte le spese sostenute nel corso dell'anno fiscale e rientranti in una delle cento voci messe a disposizione del programma, e i dati relativi al proprio reddito. Se si accende una luce verde, è tutto a posto. Se la luce è rossa, significa che il proprio tenore di vita è superiore al reddito dichiarato. E il cittadino avrà modo di capire cosa non quadra nella propria dichiarazione dei redditi prima che lo faccia l’Agenzia delle entrate con il vero e proprio redditometro. Paolo Costanzo, commercialista dell’omonimo studio di consulenza legale, spiega a ilSussidiario.net come evitare di cadere nelle “trappole” del fisco. «Non credo, anzitutto, che la pratica fondamentale consista nel tenere sotto controllo le uscite, come è opinione comune, quanto piuttosto le entrate; sono quest’ultime, infatti, che consentono di assumere un certo tenore di vita, vagliato dall’amministrazione finanziaria attraverso parametri legati ad alcune spese (immobili, previdenza, istruzione, tempo libero, mezzi di trasporto e altre spese, quali gioielli, spese mediche, donazioni, ecc.)». Quindi: il cittadino fa benissimo a conservare la documentazione a supporto delle spese sostenute. «Serve per dimostrare al fisco di non aver pagato nulla in meno del dovuto. Ma allo Stato importa molto di più sapere quali sono le entrate che hanno consentito di mantenere un determinato tenore di vita: da un lato, ci sono quelle legate al proprio lavoro, che dovrebbero essere già di per sé dimostrabili e dichiarate, dall’altro ne esistono di diversa natura che non danno adito a tassazione».

Ecco quali sono: «È possibile che una persona, ad esempio, riceva dei soldi dai genitori, piuttosto che da altri parenti, i quali, in situazioni di oggettiva difficoltà, abbiano deciso di erogargli delle somme. In questo caso è opportuno che il contribuente si annoti e tenga tra le proprie carte le entrate derivanti da questi aiuti». Va annotata, in generale, qualunque entrata ottenuta legittimamente, ma che non va dichiarata al fisco. «Ci sono le entrate tassate alla fonte, a titolo d’imposta, che non entrano a far parte della dichiarazione  dei redditi, come le donazioni. O le vendite di immobili detenuti da più di cinque anni; l’entrata derivante dalla vendita non aumenta la base imponibile, ma conferisce una ricchezza che potrebbe consentire di aumentare il proprio tenore di vita. In tal caso, la cessione è soggetta unicamente all’imposta di registro che, per consuetudine, viene pagata dall’acquirente. La plusvalenza realizzata, quindi,  non è tassabile e non determina materia imponibile». 


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COMMENTI
20/11/2012 - Peggio dell'URSS (Adriano Sala)

Siamo ai "trucchi" per superare la prova del redditometro, dopo che Tremonti ci ha appioppato l'inversione dell'onere della prova. Come dire: hai ucciso Yara Gambirasio, adesso vai in galera e dimostra che sei innocente, non è il PM che deve stabilire se sei colpevole. Siamo in pieno periodo staliniano, quando finivi nei gulag per un semplice sospetto. Mai che nessuno, nè di destra, nè di sinistra, nè governo tecnico, provi a contenere l'evasione spendendo bene i soldi dei contribuenti, cercando di fornire servizi decenti in cambio delle tasse, con un comportamento equo da parte dello stato (che vuol dire pagare i fornitori con la stessa spietatezza con cui riscuote i tributi), rispettando la volontà degli elettori (no ai finanziamenti pubblici ai partiti), combattendo le mafie che sono la vera fonte dell'evasione. Siamo tornati in pieno perido staliniano. Ecco perché sono necessari i "trucchi".