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GIGANOMICS/ Il “doppio gioco” del Governo su Fiat, mentre “nasce” la grande banca italiana

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Grande banca. Le cose davvero importanti, di solito, si fanno e poi si annunciano. Nel caso dell’ipotetica fusione fra Unicredit e Banca Intesa, invece, si è scelto di percorrere il cammino inverso. Un lungo articolo di Massimo Mucchetti sul Corriere della Sera, in nome dell’italianità, spiegava come fosse opportuno unire i due colossi del credito nazionale per farne uno solo non scalabile (o difficilmente scalabile) da parte di qualche ingordo finanziere internazionale, o di qualche potere forte, o di qualche fondo sovrano, eccetera. Ora sapendo che Mucchetti è il giornalista economico più apprezzato da Giovanni Bazoli, che si è appena fatto rinominare - e in anticipo sulla scadenza naturale del mandato - presidente del Consiglio di sorveglianza di Intesa, qualcuno si è domandato se c’era un nesso fra questi elementi, se la penna di Mucchetti era servita a tracciare il primo tratto di una linea che andrà lontano. Sapete com’è: i dietrologi non dormono mai. Però questa volta sono almeno appisolati perché non riescono a trovare risposta. Si consolano guardando i listini: la boutade ha fatto bene ai due grandi del credito direttamente interessati e in genere a tutto il settore bancario, le cui quotazioni da tempo zoppicano.

 

Lo gnomo e l’euro. La Banca centrale svizzera ha sospeso gli acquisti di euro che continuavano da un anno per difendere un rapporto fra il franco e la moneta europea di 1,2. Il timore era che il franco, tradizionale moneta rifugio, si apprezzasse troppo di fronte alle turbolenze dell’euro mettendo in crisi l’economia svizzera, fortemente legata alle esportazioni. Per questa difesa, Berna ha investito molte risorse e ha sempre mandato ai mercati un chiaro messaggio: siamo disposti a usare tutte le nostre munizioni per difendere quel tasso di cambio. E siccome le munizioni (leggi riserve) della Banca centrale svizzera sono immense (due terzi del Pil) i mercati hanno accettato il rapporto 1,20 e non hanno tentato di lanciarsi in una guerra pericolosa con le autorità elvetiche.

Ora giunge il segnale che il pericolo euro è passato: Berna appunto non nei compra più perché pensa non sia necessario e la famosa quota di 1,20 franchi possa tenere da sola. Mai abbassare la guardia, per carità, perché i pericoli sono sempre in agguato: ma quella decisione rappresenta un buon segnale per l’euro.

 



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