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BILANCIO UE/ Moavero: Italia pronta a porre il veto se l'accordo non sarà equo

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Enzo Moavero (InfoPhoto)  Enzo Moavero (InfoPhoto)

“L'Italia è pronta a mettere il veto se l'accordo sul bilancio 2014-2020 non fosse equo per i nostri cittadini e fosse gravoso per il nostro Paese”. A dirlo, al termine del consiglio Ue Affari Generali dedicato alla preparazione del vertice di giovedì e venerdì sul bilancio pluriennale europeo 2014-2020, è il ministro per gli affari europei Enzo Moavero.  A chi gli chiede se davvero c’è l’intenzione di operare tagli fino a 100 miliardi di euro alla proposta della Commissione europea per il prossimo quadro finanziario pluriennale dell'Ue, Moavero risponde in conferenza stampa di non potere “confermarlo formalmente, ma posso dire che ne sento parlare anch'io”. Nel corso della conferenza stampa conclusiva della riunione dei ministri degli affari europei, è stato invece il cipriota Andreas Mavroyiannis a sottolineare che in settimana ci sarà lo spazio per raggiungere un accordo a riguardo, senza però rivelare i termini della nuova proposta che si appresta a presentare il presidente Ue Herman Van Rompuy. Riguardo i tagli, il commissario Ue Maros Sefcovic si è detto “rammaricato” del fatto che siano “profondi ma se si vuole un accordo devono essere riequilibrati i tagli" tra le diverse voci. L’ipotesi per ora più accreditata, anche se non confermata, è quella secondo cui il negoziato potrebbe portare a un taglio superiore a 75 miliardi, come proposto da Van Rompuy, ma che non dovrebbe superare i 100 miliardi.  Il ministro cipriota degli affari europei Mavroyiannis ha confermato che Van Rompuy presenterà una proposta ai capi di stato e di governo nei prossimi giorni: “Sarà una proposta accettabile per tutti, - ha detto in conferenza - ciò avverrà giovedì, venerdì o sabato, non so quanto tempo sarà necessario, ma sono relativamente ottimista", ha poi aggiunto. In attesa della nuova proposta, ricordiamo che nei giorni scorsi Van Rompuy aveva parlato di un taglio di 75 miliardi, scatenando le polemiche da diversi fronti, sia dai Paesi che chiedono un taglio maggiore (come il Regno Unito) sia da quelli che invece si dicono contrari, proprio come l’Italia. 



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