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Economia e Finanza

GEOFINANZA/ Italia e Spagna nel "ciclone" dei derivati Usa

Con un’esposizione sui derivati pari a 222 triliardi di dollari, Wall Street è a rischio. E il debito di Italia e Spagna, spiega MAURO BOTTARELLI, potrebbe scatenare una reazione micidiale

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Sui mercati circola da giorni una vulgata in base alla quale sarebbe di fatto attivo un peg non ufficiale tra euro a dollaro attorno a quota 1,27, con reciproco interesse e soddisfazione da parte di Bce e Fed. A mio avviso non è vero. E la ragione per cui il rapporto tra la moneta unica europea e il biglietto verde pare ormai inchiodato attorno a quella quota è un altro: ovvero, il fatto che ormai le banche centrali sono gli unici e veri attori sul mercato, i drivers e quindi quel tasso di cambio altro non è che il riflesso diretto tra gli stati patrimoniali dei due istituti centrali, stante anche le politiche monetarie al ribasso poste in essere per difendere le due valute dai disastri combinati dalle banche.

Al netto della ratio attuale tra i due bilanci, dovremmo aspettarci un aggiustamento attorno a quota 1,21, ma dobbiamo mettere in conto gli 1,17 triliardi di dollari che andranno ad aggiungersi allo stato patrimoniale della Fed per l’estensione del quantitative easing necessaria a dare copertura alla fine del programma Twist.

Attualmente la ratio tra i due bilanci è di 0,95x, destinata a salire a 1,33x dopo l’iniezione di liquidità della Fed. Quindi, con una ratio tra euro e dollaro attuale a quota 1,08x, non possiamo che definire già prezzato il salvataggio della Spagna attraverso un acquisto monstre di debito pubblico da parte della Bce per mezzo del programma recentemente presentato da Mario Draghi e duramente avversato - a parole - dalla Bundesbank. Infatti, stando al tasso attuale, la Bce espanderà il suo stato patrimoniale di qualcosa come 740 miliardi di euro, ovvero comincerà a comprare debito spagnolo senza riuscire più a smettere, fino a quando l’intero stock sarà terminato nei suo bilancio.

Calcoli empirici, per carità ma pur sempre calcoli con cui bisogna fare i conti. Anche perché i recenti mutamenti della scena economica e finanziaria ci hanno dimostrato come le obbligazioni sovrane abbiano ormai irrimediabilmente perso il loro status di assets esente da rischio, ma nonostante questo il sistema continua a utilizzarli come il collaterale prediletto per operazioni finanziarie con controvalori di centinaia di triliardi di dollari. Il perché è presto detto: nel 2004, quei geni del capitalismo della Sec hanno permesso a broker e dealers con basi di capitale superiore ai 5 miliardi di dollari di incrementare la loro esposizione alla leva al di sopra dei livelli prima prefissati e abbandonando i sistemi di valutazione mark-to-market. Insomma, la fiera del bilancio allegro e creativo, visto che i grandi players poterono cominciare a valutare i loro trading al prezzo che più faceva loro comodo, attraverso metodi “interni” all’azienda e gonfiare i bilanci.


COMMENTI
21/11/2012 - Un grafico per favore (Vittorio Cionini)

Le analisi di Bottarelli sono sempre molto interessanti ma anche molto tecniche. Ho qualche difficoltà, e penso di non essere il solo, a comprendere alcuni passaggi logici. Forse qualche figurina non guasterebbe. Torte, diagrammi, frecce e "pallogrammi" (cerchi di dimensioni proporzionali alle cifre) aiuterebbero molto gli incompetenti come me. Comunque grazie Bottarelli per farci capire la situazione e provare brividi degni dei migliori film dell'orrore. Vittorio Cionini